Una sessantina tra imprenditori, società e commercialisti sono indagati dalla procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di evasione fiscale. Oggi gli uomini del nucleo tributario della guardia di finanza hanno compiuto perquisizioni in tutta Italia in studi di commercialisti e nelle sedi di note aziende. Tra queste, secondo quanto si e' appreso, Aiazzone network srl, Visa Diffusion Moda, Emmedue, Emmecinque, Emmelunga e Conad del Tirreno. Per quanto riguarda gli studi di commercialisti, ci sono, tra gli altri, quelli di Cesare Pambianchi, attuale presidente di Confcommercio Roma, e quello di Carlo Mazzieri. Gli accertamenti costituiscono un filone della più complessa indagine volta a reprimere quella che gli inquirenti definiscono una ''tecnologia dell'elusione fiscale'', ossia il trasferimento all'estero, specie in Bulgaria ed in Inghilterra, di società in stato prefallimentare al fine di evitare i procedimenti di bancarotta fraudolenta. Tutti i destinatari delle perquisizioni, persone fisiche e giuridiche, sono indagati per violazione dell' articolo 11 decreto 74 del 2000. Tra gli imprenditori finiti nel mirino degli uomini del nucleo di polizie valutaria della Guardia di Finanza, figurano Giampiero Palenzona (fratello di Fabrizio, vicepresidente di Unicredit group), Renato Semeraro, Gianmauro Borsano (già presidente del Torino Calcio) ed i figli Giovanni e Margherita (tutti operanti nel settore dell'arredamento), Marco Adami, Guido e Michele Di Veroli (costruzioni). Complessivamente, gli accertamenti della procura di Roma, affidati ai pm Francesco Ciardi e Francesca Loy, del gruppo reati contro l'economia, guidato dal procuratore aggiunto Nello Rossi, stanno riguardando imprese impegnate nel settore delle costruzioni, dell'arredamento e della produzione di beni industriali.
E sempre ieri l'Ufficio Territoriale di Como ha scoperto il tentativo di evasione di due aziende della grande distribuzione. Le due società avevano l'obiettivo di far transitare un ramo di un'azienda all'altra, evitando di pagare l'imposta di registro proporzionale al valore del trasferimento. La società che aveva mascherato l'acquisizione del ramo d'azienda ha quindi versato al Fisco per intero i 940mila euro dell'imposta di registro.