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Controlli fiscali senza frontiere

del 17/09/2010
di: di Valerio Stroppa
Controlli fiscali senza frontiere
Le autorità fiscali dei paesi Ocse fanno squadra contro l'evasione. E nella lotta alle elusioni transfrontaliere sono in arrivo i «joint audit», ossia controlli in cui le amministrazioni finanziarie di due o più stati formeranno un team unico per verificare principalmente le imprese multinazionali (ma anche le persone fisiche) operanti nei confini di rispettiva competenza. Ma i joint audit non riguarderanno solo l'accertamento, bensì anche l'attività di compliance, sempre nell'ambito del quadro normativo e convenzionale che regola i rapporti tributari multilaterali tra paesi. È quanto è emerso dal sesto Global forum economico-finanziario delle tax administrations dei paesi Ocse, che si è concluso ieri a Istanbul.

Alla guida della delegazione italiana in Turchia c'era il direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, che ha assicurato come «l'Italia si porrà come protagonista di questa forma innovativa di controllo, anche grazie alla vasta rete di trattati e di accordi internazionali stipulati e alla luce dell'esperienza maturata negli ultimi sette anni nell'ambito dei controlli multilaterali».

I joint audit, precisa un report dell'Ocse, non costituiscono tuttavia un'attività espressamente disciplinata dal punto di vista tecnico-normativo, ma nella prassi rappresentano il concetto di una fattiva cooperazione tra due o più amministrazioni finanziarie. Le autorità fiscali che vorranno porre in essere i controlli congiunti, dovranno in prima battuta determinare la cornice normativa entro cui muoversi, costituita prevalentemente dall'insieme di convenzioni bilaterali e multilaterali sottoscritte dai vari stati, che prevedono varie forme e diversi livelli di collaborazione.

Dai lavori, cui hanno partecipato i vertici delle amministrazioni finanziarie di oltre 40 paesi, è emerso che una migliore compliance, in particolare nell'area internazionale, «potrà rendere il sistema fiscale più equo, aumentare le entrate e facilitare il ritorno alla crescita economica in risposta alla crisi», si legge in una nota diffusa nella serata di ieri dall'Ocse.

Un'interpretazione condivisa da Douglas H. Shulman, capo dell'Internal revenue service, l'agenzia delle entrate statunitense, che ha elogiato i suoi omologhi per il continuo impegno nel coordinare l'attività transfrontaliera: «Insieme possiamo migliorare i servizi ai contribuenti e quindi gli adempimenti e il rispetto delle leggi fiscali in tutto il mondo», ha detto.

I direttori delle agenzie fiscali degli stati Ocse hanno poi riaffermato la necessità di migliorare l'assistenza ai contribuenti, con particolare riferimento alla semplificazione e alla tempistica nell'erogazione dei rimborsi fiscali e nella fruizione dei crediti d'imposta, oltre ad auspicare un sempre miglior dialogo tra fisco e cittadini (anche mediante l'adozione di appositi codici di condotta).

Durante il Forum ha trovato spazio anche l'esigenza di supportare le amministrazioni finanziarie dei paesi in via di sviluppo e più in generale di tutte le economie emergenti, specialmente con riguardo alla compliance (al fine di ridurre «sul nascere» possibili abusi di ordinamenti giuridicamente poco sofisticati e quindi apparentemente più permissivi sul fronte del tax planning). Particolare attenzione è stata quindi dedicata all'approccio che i funzionari del fisco devono tenere nella valutazione e nella gestione dei rischi di frode fiscale nel settore bancario.

Largo, infine, alla materia della «voluntary disclosure» e al più vasto tema del contrasto ai paradisi fiscali. Sul punto, l'Italia ha illustrato le misure adottate nell'ultimo anno e mezzo contro il trasferimento di materia imponibile nei territori a fiscalità privilegiata. In conclusione del suo intervento, Befera, richiamando le parole del ministro Tremonti, ha ricordato che «l'era dei paradisi fiscali è finita per sempre. Dirottare o detenere capitali nei paradisi non è più sicuro, né da un punto di vista economico, né fiscale. I rischi sono elevati, i ritorni modesti».

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