Consulenza o Preventivo Gratuito

Assegni non contabilizzati sotto accertamento

del 16/09/2010
di: Debora Alberici
Assegni non contabilizzati sotto accertamento
L'emissione di assegni non contabilizzati da parte dell'amministratore di una società fa scattare legittimamente l'accertamento fiscale basato sulla presunzione di operazioni non fatturate. È quanto sancito dalla Corte di cassazione con la sentenza 18057 del 4 agosto 2010. Il Collegio di legittimità, decidendo nel merito, ha affermato il principio di diritto secondo cui, «in tema di accertamento dell'Iva, l'emissione di assegni da parte dell'amministratore, non giustificata da documentazione commerciale, fa legittimamente presumere che la società abbia effettuato operazioni non fatturate di acquisto e rivendita di beni, potendosi partire dalla presunzione legale prevista dall'art. 51, secondo comma, del dpr 26 ottobre 1972, n. 633, per la quale i prelevamenti annotati nei conti correnti bancari sono serviti per acquistare merci successivamente commercializzate, per poi costruire su tale prova legale i conseguenti passaggi logici, fondati sull «'id quod plerumque accidit» e sulla presunzione legale di vendita dei beni acquistati non rinvenuti nei luoghi in cui il contribuente esercita la sua attività, prevista dall'art. 53, primo comma, del dpr n. 633 cit., applicabile «ratione temporis», poi sostituito dalle norme contenute nel dpr 10 novembre 1997, n. 441, e, quindi, concludere che tali merci sono state rivendute dalla società con la percentuale di ricarico normalmente applicata». Nell'affermare questo interessante principio la Cassazione ne ha ribadito un altro secondo cui è il contribuente a dover dimostrare la corrispondenza fra le movimentazioni bancarie e la contabilità aziendale. Solo in questo modo può «sconfessare» un accertamento fiscale.

vota