I nuovi criteri per la quota premiale. Ammonta a 720 milioni di euro la torta dei finanziamenti da spartire tra quegli atenei che avranno dimostrato qualità nella ricerca scientifica e nell'offerta formativa. Il decreto prevede che questo fondo venga ripartito per il 34% in base alla qualità della didattica e per il restante 66% sui risultati della qualità della ricerca scientifica. Un gran peso avrà, quindi, secondo i nuovi criteri del Cun la percentuale di docenti e ricercatori presenti in progetti Prin che sono stati valutati positivamente, ma saranno premiate, poi, le università che hanno il maggior numero di studenti in corso, quelle con rapporto equilibrato tra il numero dei docenti e corsi di laurea attivati e gli atenei i cui laureati sono occupati a tre anni dal titolo.
Il Fondo di finanziamento ordinario per il 2010. Ammontano a 6,6 miliardi di euro le risorse che l'Ffo destina agli atenei. In questo contenitore il decreto prevede alcune risorse mirate: 3 milioni di euro) per favorire la mobilità del personale docente e ricercatore, 1,5 milioni di euro per le chiamate dirette nei ruoli dei docenti di studiosi ed esperti stranieri o italiani impegnati all'estero, 40 milioni di euro per la rivalutazione delle borse di dottorato di ricerca e poi, tra l'altro, 48 milioni di euro per i consorzi inter-universitari.
Il cambio di rotta. Questo cambio di rotta dovrebbe portare ad un allontanamento progressivo del vecchio finanziamento su base storica. L'Ffo che costituisce la principale fonte di entrata per gli atenei è infatti articolato in due voci: una quota base, attribuita in modo automatico alle università e una quota di riequilibrio assegnata sulla base di parametri quantitativi. Negli ultimi cinque anni, mediamente, soltanto la quota dell' 1,6% di Ffo è stata distribuita in funzione dei risultati, con una punta del 4,2% nel 2005 e meno dello 0,9% nel biennio 2006-2007. “Al di là del ritardo con il quale è stato emanato il decreto” dice Andrea Lenzi presidente del Cun, “è da apprezzare il miglioramento della qualità degli indicatori di qualità che raccoglie molte indicazioni fatte dal Cun. «Certo», chiude, «sarebbe utile mantenere questi parametri per almeno tre anni in modo tale da dare stabilità a questa procedura”.
