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Niente sconti sulle utility

del 15/09/2010
di: di Francesco Cerisano
Niente sconti sulle utility
«Niente colpi di coda sulla riforma delle utility. I comuni che pensano di aggirare in qualche modo le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali dovranno rassegnarsi, perché la legge e il regolamento attuativo costituiscono un quadro normativo certo che non è possibile interpretare a proprio uso e consumo».Nel giorno in cui il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, ha posto la firma sul dpr attuativo della riforma (art. 15 del dl 135/2009, convertito nella legge n.166/2009), dando di fatto il via alle liberalizzazioni (ora si attende la pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale) il ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto, lancia un messaggio chiaro ai sindaci: «niente scherzi, perché il governo vigilerà sull'attuazione». E iniziative come quelle dell'Anci, che starebbe pensando di costituire un fondo pubblico-privato in cui far confluire le quote che i comuni dovranno obbligatoriamente dismettere (il 40% entro il 2011, mentre, per quanto riguarda le società quotate, le partecipazioni in mano pubblica dovranno scendere al 40% entro il 30 giugno 2013 e al 30% entro il 31 dicembre 2015) saranno «valutate con attenzione per verificarne la compatibilità con la riforma».

Domanda. Ministro, con la firma del regolamento sui servizi pubblici locali da parte del presidente Napolitano, la liberalizzazione delle utility entra nel vivo. Ora non ci saranno più scuse per i comuni che vorranno continuare a mantenere forme di «socialismo municipale» non più consentite dalla legge. Tuttavia da più parte si registrano tentativi per boicottare la riforma. E' preoccupato o crede che alla fine gli enti locali dovranno rassegnarsi ad attuare la legge?

Risposta. Con la firma del Capo dello stato si conclude l'iter della riforma. Sono soddisfatto perché il governo l'ha approvata in tempi rapidi realizzando un quadro normativo chiaro e moderno ispirato ai principi della concorrenza e della trasparenza. Due concetti che vanno a tutela dei cittadini e della qualità dei servizi pubblici (acqua, rifiuti e trasporto pubblico locale). Sono convinto che il rischio che le liberalizzazioni possano rimanere lettera morta non ci sia. Vigileremo perché questo non accada, perché è il momento di avviare una nuova stagione di investimento in un settore di grandissima rilevanza economica e sociale.

D. Tra i tentativi messi in atto dai comuni per gestire le liberalizzazioni, soprattutto nel settore dell'acqua, si registra l'idea dell'Anci di costituire un fondo, gestito da una sgr, in cui confluirebbero le quote dismesse dai comuni. Il 51% di questo fondo andrebbe sul mercato, mentre il 49% resterebbe in mano pubblica. Ma da più parti si fa come questa soluzione, che peraltro piace al sindaco di Roma Gianni Alemanno, farebbe rientrare dalla finestra quel «socialismo municipale» a cui la sua riforma sta tentando di dire addio. Qual è la sua opinione a riguardo?

R. Quando l'Anci mi presenterà ufficialmente questa soluzione la valuterò con attenzione per verificarne la compatibilità con il dl 135. Per il momento non ne ho ancora parlato con il presidente Chiamparino. Quello che posso dire è che il giudizio dell'Anci sia sulla riforma che sul regolamento attuativo è sempre stato positivo. L'Associazione dei comuni ha votato a favore delle liberalizzazioni in conferenza unificata dopo che sono stati recepiti molti degli emendamenti proposti dai sindaci. Ecco perché mi sorprenderebbe un atteggiamento dell'Anci che punti a ostacolare l'ingresso dei privati nel settore delle utility. Ma sono sicuro che non sarà così.

D. Il fronte più caldo di protesta contro la sua riforma arriva dal settore idrico. Il governo è stato accusato di aver voluto svendere l'acqua e sono state raccolte firme per cancellare la norma con referendum. Tuttavia nel regolamento firmato da Napolitano si dice chiaramente che nel settore idrico le gestioni in house potranno continuare a determinate condizioni (bilanci in utile, reinvestimento di almeno l'80% degli utili, tariffe al di sotto della media). Come mai allora queste continue polemiche?

R. Francamente le trovo imbarazzanti. Abbiamo più volte precisato e, a scanso di equivoci, l'abbiamo persino scritto a chiare lettere nel testo della norma (accogliendo un emendamento del Pd in questo senso) che la proprietà dell'acqua resta pubblica. Ora non mi sorprende che la sinistra radicale o l'Italia dei valori soffino sul fuoco della protesta, ma che lo faccia anche il Pd, questo lo trovo irresponsabile. Non c'è in atto alcuna svendita dell'acqua pubblica. Le società pubbliche potranno partecipare alle gare e confrontarsi con i privati, così come vogliono i princìpi del libero mercato. Se saranno in grado di vincere le gare, continueranno a gestire l'acqua. E per di più, pur avendo fortemente limitato le gestioni in house, in quanto astrattamente limitative della concorrenza, abbiamo previsto ipotesi in cui queste possano continuare ad esistere dopo aver ricevuto l'ok dall'Antitrust. A due condizioni: non dovranno essere svantaggiose per i cittadini e si dovranno registrare particolari condizioni di efficienza gestionale.

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