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Reti d'impresa, percorso accidentato (e benefici fiscali deboli)

del 15/09/2010
di: Simonetta Canzonetta e Giuseppe Ripa
Reti d'impresa, percorso accidentato (e benefici fiscali deboli)
Percorso accidentato per gli imprenditori che vogliono unirsi in una rete d'impresa e ottenere i connessi vantaggi fiscali. Se non ci sono valide ragioni aggregative, nessuna agevolazione, specialmente quella prevista, può ritenersi incentivante.

È infatti complicato districarsi tra gli obblighi previsti per la redazione del contratto di rete e le sequenziali procedure atte ad ottenere il non irresistibile vantaggio fiscale, come è quello espresso nell'art. 42 della legge 122 del 2010 di conversione del decreto n. 78/2010.

L'occuparsi di aggregazioni in genere o, meglio, di agevolazioni tese ad auspicare la riunione di una o più imprese nel comparto fiscale ha rappresentato da sempre un argomento da trattare con le molle e, quindi, problematico.

Ciò in quanto le idee non sempre sono state chiare su quello che si voleva raggiungere anche se, in verità, ogni scelta imprenditoriale dovrebbe essere accompagnata da valide ragioni siano esse di natura economica, gestionale o finanziaria e non solo di stampo fiscale.

Sono quindi queste valide ragioni le uniche che dovrebbero muovere e incentivare l'imprenditore illuminato giacché disposto a giocare in gruppo per vincere sulle dure regole dettate dal mercato globale.

L'art. 42, sopra richiamato, interviene dunque a definire il contratto di rete, la sua struttura e gli obblighi che si assumono con esso le imprese aderenti, essenziali per agganciarsi al vantaggio fiscale concesso ai soggetti che decidono di aggregarsi. L'«accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato» è lo scopo che si ravvisa nel nuovo contratto di rete.

Tale ambiziosa finalità deve basarsi, si dice, su di un programma comune, elemento essenziale affinché il contratto veda la luce, insieme ad altre indicazioni previste al comma 2-bis dell'art. 42, legge 122/2010, che sostituisce il comma 4-ter dell'art. 3 del dl n. 5/2009 convertito, con modificazioni, dalla legge n. 33/2009. Si deve far particolare attenzione agli obiettivi da indicare espressamente nel contratto di rete. Ciò in quanto, come si dirà, il monitoraggio di tali impegni diventa essenziale. Occorre dunque «indicare gli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l'avanzamento verso tali obiettivi». Tanto è vero, come dispone la lettera c) del nuovo comma, il contratto di rete dovrà pure indicare «l'enunciazione dei diritti e degli obblighi assunti da ciascun partecipante, le modalità di realizzazione dello scopo comune e, qualora sia prevista l'istituzione di un fondo patrimoniale comune, la misura e i criteri di valutazione dei conferimenti iniziali e degli eventuali contributi successivi che ciascun partecipante si obbliga a versare al fondo nonché le regole di gestione del fondo medesimo». Come si vede, trattasi di perimetri di operatività privi di concretezza operativa, anche ai fini del mantenimento dei vantaggi fiscali nel frattempo ottenuti. Passi per l'indicazione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti - si starà a vedere come questo possa realizzarsi - ma che dire sulla necessità di concordare tra i partecipanti le modalità di misurare l'avanzamento verso tali obiettivi e poi della pari necessità di indicare, sempre nel contratto di rete, le modalità di realizzazione dello scopo comune? È pertanto lecito dubitare della pragmatica operatività dei contenuti.

Il comma 2-quater e seguenti dell'art. 42 dispone in merito alla fiscalità delle reti o meglio introduce l'agevolazione fiscale per le imprese che aderiscono a un contratto di rete.

Per ottenere la cosiddetta agevolazione, che si sostanzia in una mera sospensione d'imposta, fino all'esercizio in corso al 31 dicembre 2012, è necessario destinare gli utili o quota parte di essi allocati in una speciale riserva - che, a sua volta, deve trovare spazio, a livello informativo in nota integrativa - a un apposito e precostituito (facoltativamente) fondo patrimoniale destinato all'affare per la realizzazione, entro l'esercizio successivo, degli investimenti previsti dal programma comune di rete, inventandosi un tortuoso percorso, pur esso previo, consistente nella necessità: i) di munirsi di una asseverazione afferente al programma di rete la quale dovrà essere rilasciata da organismi di emanazione dell'associazionismo imprenditoriale ovvero, sussidiariamente, da organismi pubblici la quale asseverazione a sua volta ii) è rilasciata solo (sempre previamente) dopo il riscontro della sussistenza degli elementi propri del contratto di rete nonché del possesso dei requisiti per parteciparvi in capo ai soggetti che lo hanno sottoscritto. Ottenuta tale asseverazione, senza la quale è impossibile accedere al beneficio fiscale, non si finisce qui. In ultima battuta infatti si pone con funzioni di vigilanza e sanzionatorie (revoca dei benefici indebiti) l'Agenzia delle entrate; ma ancora non basta: nessuna foglia può muoversi sino a quando non si ottiene l'autorizzazione della Commissione europea nel rispetto della procedura di cui all'art. 108, par. 3 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea afferente la verifica che non trattasi di aiuto di stato.

È dunque essenziale il ruolo che viene a rivestire l'organo deputato ad asseverare la sussistenza dei requisiti minimi del programma siccome definiti dalla norma ma lo è altrettanto e in forma più incisiva quello che il legislatore riserva all'Agenzia delle entrate. Che significa infatti vigilare sui contratti di rete e sugli investimenti che hanno dato la stura alla agevolazione? Forse si tratta di una sorta di authority con il compito di sindacare l'asseverazione già concessa da altri la quale addirittura può spingersi sino a verificare, si badi bene la realizzazione di quegli investimenti programmati. Che dire poi della possibilità di revoca dei benefici indebitamente fruiti? La sanzione di specie, perché di questo si tratta, la si vorrebbe legare ad una violazione del tutto indeterminata in quanto connessa ad eventi (investimenti, realizzazione non raggiunta ecc.) del tutto auspicabili a pari della misurazione del livello di raggiungimento dello scopo del contratto di rete. In estrema sintesi il contratto di rete deve perseguire scopi ambiziosi, accrescere la capacità innovativa e la competitività sulla base di un programma comune, ma l'attuazione in concreto rischia di svilire lo charme del network. Troppo difficile coordinare la sequenzialità delle procedure attuative e, di converso, troppo scarno è lo spessore del beneficio fiscale ritraibile.

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