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Riciclaggio sospeso

del 15/09/2010
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Riciclaggio sospeso
L'imprenditore accusato di riciclaggio ha diritto alla sospensione condizionale della pena se il reato presupposto, in questo caso la truffa, prevede una pena massima inferiore ai cinque anni.

È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 33575 del 14 settembre 2010, ha accolto il ricorso di un 42enne di Palermo sospettato di riciclaggio (con denaro ottenuto mediante delle truffe) e al quale i giudici siciliani avevano negato il beneficio della sospensione condizionale della pena.

In sostanza, per la seconda sezione penale della Corte di cassazione al condannato per riciclaggio è applicabile il comma 3 dell'art. 648 c.p. e perciò la concessione del beneficio della sospensione condizionale, in quanto il reato presupposto è punito con la pena della reclusione inferiore nel massimo a cinque anni, quale quello relativo al reato di truffa.

Il caso riguarda un 42enne palermitano che era stato accusato di essere un truffatore. A questo si era aggiunta l'imputazione per riciclaggio di denaro sporco. Subito erano scattate le manette e il sequestro della società di cui era titolare.

Poi, la Corte d'appello di Palermo, confermando la decisione del tribunale, lo aveva condannato (in sentenza non è specificata l'entità della pena). A questo punto lui ha fatto ricorso in Cassazione.

Gli Ermellini hanno respinto il primo e il terzo motivo, quelli, cioè, concernenti le accuse di riciclaggio. Ma, con una breve quanto interessante motivazione, hanno accolto il secondo motivo, quello della sospensione condizionale della pena. Infatti la difesa dell'imprenditore ha fatto notare come il reato presupposto, la truffa, avesse una pena massima inferiore a i cinque anni e come in questi casi potesse essere concesso il beneficio a chi è indagato per riciclaggio di denaro sporco. Ora gli atti della causa torneranno in Sicilia dove i giudici di merito dovranno stabilire se concedere o meno la condizionale all'imprenditore. Sul punto la seconda sezione penale ha ritenuto laconiche le motivazioni della Corte d'appello di Palermo. Infatti, si legge in sentenza, «nella pronuncia appare completamente omessa la motivazione in ordine alla mancata applicazione del comma 3 dell'art. 648-bis c.p., ipotizzabile in astratto, in quanto il reato presupposto di truffa prevede nel massimo una pena inferiore agli anni cinque, che ove riconosciuta sussistente in concreto, avrebbe consentito l'irrogazione di una pena per cui sarebbe stata possibile la concessione del beneficio della sospensione condizionale».

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