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Adeguata verifica ok, no a segnalazioni sullo scudo

del 27/11/2009
di: Christina Feriozzi
Adeguata verifica ok, no a segnalazioni sullo scudo
Adeguata verifica del cliente che si avvale dello scudo fiscale: obbligo pleonastico ma dovuto. Necessari anche registrazione e conservazione dei dati per i clienti che si rivolgono ai professionisti per ricevere consulenza sull'opportunità di aderire all'operazione scudo fiscale. Ampio esonero dalla segnalazione delle operazioni sospette per i consulenti che assistono i clienti nelle operazioni di rimpatrio o regolarizzazione delle attività detenute all'estero. Sono questi alcuni dei chiarimenti traibili dal documento emanato dal gruppo di lavoro «antiriciclaggio» del Cndcec, il 13/10/2009 in tema di: «Scudo fiscale, disciplina antiriciclaggio e adempimenti dei professionisti». Sullo stesso tema, si veda anche ItaliaOggi del 26/10/2009 in commento alla circolare Mef - Nota prot. n. 74199 del 12/10/2009 sull'operatività connessa con lo scudo fiscale.

Gli obblighi a carico del professionista. Considerato che la norma di cui all'art. 13-bis del decreto 1/7/2009, n. 78, in tema di scudo fiscale, contiene un rinvio alle previsioni in tema di antiriciclaggio e che la stessa trova applicazione non solo nei confronti degli intermediari finanziari, ma anche dei professionisti, il Cndcec ha voluto puntualizzare la portata degli adempimenti a carico dei propri iscritti. Il dottore commercialista/esperto contabile che fornisca una consulenza in merito all'opportunità di aderire all'«operazione scudo» ed eventualmente presti la propria assistenza nella compilazione della dichiarazione riservata deve effettuare l'adeguata verifica del cliente che gli ha richiesto quell'attività, nonché registrarne e conservarne i dati. Attività queste che, si osserva nel documento, devono comunque essere espletate anche dall'intermediario che riceve la dichiarazione riservata. In ragione di ciò, a parere del Consiglio nazionale, l'espletamento di tali adempimenti anche da parte del professionista appare fuori luogo e costituisce una duplicazione di obblighi, soprattutto in considerazione del fatto che essi non possono in nessun caso essere strumentali all'individuazione di un'operazione della quale la legge non richiede la segnalazione alla Uif. Sul punto si deve, tuttavia, osservare che tali adempimenti potrebbero non essere del tutto pleonastici laddove il cliente, richiesta la consulenza, decida di non avvalersi delle possibilità offerte dallo scudo e quindi non si rivolga poi all'intermediario finanziario, senza obbligo alcuno di comunicare la proprie intenzioni al professionista. In tal caso, infatti, se non avesse provveduto il consulente, in prima istanza, a effettuare gli adempimenti di adeguata verifica e registrazione dei dati, il cliente potrebbe aver evitato qualsivoglia controllo. Non deve sottacersi però una perplessità pratica in termini di riservatezza delle operazioni di scudo. Difatti, il dovere di riservatezza appare ben custodito da parte degli intermediari finanziari, mentre non riesce a essere pienamente tutelato negli studi professionali di fronte a dei controlli, per esempio della Gdf che ispezioni i dati dei clienti presso il consulente.

Dispensa dalla segnalazione operazioni sospette. Il professionista non deve procedere a segnalazione di operazione sospetta in ragione del fatto che il cliente voglia avvalersi dello scudo fiscale poiché il rimpatrio o la regolarizzazione non possono, come precisato nel documento e nella nota Mef del 12/10/09, costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente. La segnalazione andrà effettuata solo nel caso in cui il professionista sappia, sospetti o abbia ragione di sospettare che dietro la somma da scudare si celino reati presupposto del riciclaggio, ma non nel caso di soli illeciti di carattere fiscale. In tale contesto, il Cndcec pone il problema di verificare se, nel caso in cui il cliente si rivolga al consulente per un parere in tema di scudo, ma successivamente non porti a compimento l'operazione, possa valere per il professionista l'esimente dall'obbligo di segnalazione dell'operazione in relazione alla quale egli ha prestato la consulenza. Nel documento si conclude comunque, a favore della dispensa per il professionista poiché lo stesso non è in grado di poter verificare se sia stata o meno effettuata l'operazione concreta di rimpatrio o di regolarizzazione, in quanto il cliente, per l'adempimento degli obblighi da scudo, si è avvalso di un intermediario a ciò preposto.

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