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I consulenti diffidano l'Antitrust

del 27/11/2009
di: di Ignazio Marino e Benedetta P. Pacelli
I consulenti diffidano l'Antitrust
«Chiedo al governo di sapere se l'Antitrust ha competenza in materia di professioni. Perché tutti questi continui attacchi sono inaccettabili». Alla domanda del presidente del Cno Marina Calderone, rimbombata all'interno della sala Santa Cecilia dell'Auditorium di Roma, i due ministri presenti (Maurizio Sacconi e Renato Brunetta) non hanno risposto direttamente ma hanno espresso una considerazione univoca: i consulenti del lavoro sono fondamentali per l'economia del paese e per il funzionamento della cosa pubblica. Con questo botta e risposta si è aperto il 7 congresso nazionale di categoria che festeggia l'anniversario dei 30 anni della professione. Un evento non solo celebrativo, perché i consulenti del lavoro in questi anni sono cambiati e cresciuti tantissimo non solo numericamente, ma anche per il ruolo svolto: «Oggi rappresentiamo senza alcun dubbio uno dei centri culturali più importanti d'Italia, un'élite intellettuale al servizio di cittadini, stato, imprese e lavoratori», dice la Calderone. La relazione di apertura Tra i tanti temi oggetto di dibattito la numero uno dei consulenti, che è anche presidente del Cup (il Comitato che riunisce le professioni ordinistiche), ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe, sfatando alcune «bugie» che circolano da parte di coloro che accusano i professionisti di essere un circolo chiuso: «Queste bugie si sfatano con i dati. I professionisti sono cresciuti negli ultimi dieci anni del 70%, e non solo perché degli attuali iscritti il 50% ha meno di 40 anni». E a dimostrarlo basta scorrere alcuni numeri. I consulenti del lavoro nel 1979 erano 15.802, oggi 24.022 e le donne sono il 43%; molti sono under 40. Questo la dice lunga sull'apertura ai giovani e al mercato. Sguardo al passato quindi nel ringraziamento di color che in passato appunto hanno contribuito alla crescita professionale ma proiezione verso il futuro consapevole delle sfide che la società ci impone, perché «i consulenti del lavoro garantiscono la fede pubblica e la tutela degli interessi collettivi. Applicano la legge e ne consentono il rispetto ad almeno un milione di datori di lavoro anche quando è difficile condividerne e spiegarsi le ragioni. Hanno investito e continuano a farlo in innovazione perché credono nella semplificazione e nell'innovazione». E l'esempio ultimo è rappresentato dall'adesione al progetto Pec, tant'è che nonostante non ci siano sanzioni i consulenti del lavoro con la Documento unico d'identità sono già in regola. Le riforme del lavoro La numero uno dei consulenti quindi ricorda e nello stesso tempo ringrazia, inoltre, il ministro del lavoro Maurizio Sacconi per il ruolo dei consulenti rispetto alle riforme del lavoro e alla semplificazione sul libro unico. Ancora dito puntato in materia fiscale sugli studi di settore che «fotografano un'Italia che non esiste, mentre una grande apertura sul tema del redditometro». Il presidente del Cno si sofferma anche sul tema della formazione e in particolare dell'università: «ci aspettiamo molto anche dal mondo dell'università, lì dove si formano i saperi che poi noi curiamo per farli diventare saperi professionali. Per noi è importante che ci sia un'interazione tra l'università e la professione affinché siano definiti anche i profili accademici più indicati per l'esercizio di una determinata professione». La riforma delle professioni «Sulla riforma abbiamo ribadito», spiega il presidente (anche) del Cup, «l'opportunità di una riforma di principi che indichi le linee di convergenza di tutte le professioni declinando poi, attraverso decreti legislativi di delega sentiti i pareri dei consigli nazionali, le specificità di ogni singola professione. Abbiamo chiesto, precisa ancora, di non affidare alla delega il compito di distribuire le competenze. Ma attenzione», precisa la Calderone, «se ci dovesse essere una riorganizzazione di competenze o di albi, questo non dovrà comportare una rivisitazione di competenze professionali di altri ordini esistenti, sottrarre insomma competenze ad una categoria che per legge già ce l'ha». Il tema è stato ripreso anche nella prima tavola rotonda del congresso dal titolo «Verso una piena cittadinanza del lavoro libero professionale per il paese e per i giovani», con una Mariagrazia Siliquini (Pdl), relatrice in commissione giustizia alla camera alla ddl di rivisitazione delle professioni, particolarmente agguerrita nell'annunciare «che una legge di principi sarà approvata entro il 2010». Sicura di poter contare sull'appoggio di maggioranza e governo. Ma da Michele Vietti (Udc), già autore di una bozza di riforma condivisa ma poi naufragata nel 2003, arriva una sonora bocciatura a tutte le audizioni in corso: «La riforma delle professioni è come la Salerno-Reggio Calabria e voi professionisti siete sempre in coda». Ma alla parlamentare del Pdl arriva il sostegno anche di Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura. Che dice: «Dopo le liberalizzazioni di Bersani e il decreto di recepimento della direttiva Zappalà, si è creata troppa confusione. Serve urgentemente una legge che chiarisca chi è e cosa fa il professionista». Sulla stessa linea, ma con qualche distinguo, Gaetano Stella presidente di Confprofessioni che pone l'accento sulla netta separazione dei ruoli degli ordini e dei sindacati. Su una legge di principi arriva l'appoggio di Giovanni Battafarano, segretario generale associazione lavoro e welfare. Continua dopo pag. 32
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