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Liberalizzazioni da abbattere

del 11/09/2010
di: Gabriele Ventura
Liberalizzazioni da abbattere
Abbattere le liberalizzazioni di Bersani o dare avvio definitivo alla legge sulle tariffe minime. Per Giovanni Rolando, presidente del consiglio nazionale degli ingegneri, intervenuto ieri a Torino nella giornata conclusiva del 55° congresso nazionale di categoria, non ci sono alternative. E il governo deve approvare in tempi rapidi la riforma delle professioni, escludendo il ricorso all'albo unico per le lauree triennali. Su questi binari si è svolto il dibattito dell'ultima sessione di lavori del congresso, dedicata, appunto, alla riforma delle professioni. Sono intervenuti, tra gli altri, Antonino Lo Presti e Maria Grazia Siliquini, deputati Fli, e Cesare Damiano (Pd). Lo Presti, dal canto suo, ha indicato la via del doppio binario della riforma dei comparti e della costruzione di un sistema di sostegni e incentivi in grado di assicurare lo sviluppo delle professioni, «che rappresentano una delle maggiori eccellenze del paese». La Siliquini, invece, ha ribadito la necessità di dare vita a un albo unico delle figure triennali, «senza toccare i quinquennali e senza entrare in alcun modo nel merito delle competenze». Mentre Damiano ha affrontato il discorso tariffe. «Combatto con una logica di appalti al massimo ribasso», ha detto, «che arriva a comprimere tutto indistintamente: il costo del lavoro, che è al di sotto dei minimi fissati dai contratti nazionali per vincere l'appalto, e il costo della sicurezza, che così va a scapito dell'intera collettività. In questa circostanza credo che le professioni chiamate a concorrere all'appalto debbano essere al di fuori del massimo ribasso». Il presidente del Cni si è quindi concentrato sulla riforma e sulla necessità di procedere in tempi ristretti. «Siamo 27 professioni», ha detto, «sappiamo che non è perseguibile la legge perfetta ma si può e si deve trovare una sintesi. Innanzitutto difendendo i principi base come l'autonomia. Quindi si più procedere con la seconda fase, più tecnica. Ma quello che ci preme sono i tempi. Non possiamo più aspettare. La riforma va fatta in tempi brevi specie se si pensa che la nostra categoria è tra le poche direttamente investite dalla crisi dovendosi raffrontare con il mercato». Il congresso si è poi concluso con l'approvazione della mozione congressuale dove sono stati inseriti, tra gli altri, i temi della formazione continua obbligatoria e della tutela degli ingegneri dipendenti.

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