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La cuoca molestata

del 11/09/2010
di: di Valfrido Paoli consulente del lavoro valfrido@asspaoli.com
La cuoca molestata
Fu in Toscana, non è ancora molto tempo passato, un ricco uomo di nome Lando, che usava frequentare spesso la Taverna di Monna Fiammetta, dove la cuoca si chiamava proprio così. È per questo che abbiamo osato l'incipit, asportandolo da una delle più riuscite novelle del Boccaccio.

Poiché Fiammetta è una gran bella ragazza, possiamo capire le ragioni di tanta frequenza, seppure appaiono inaccettabili le frasi che, dopo il pranzo o la cena, Lando mandava via mail alla cuoca.

Non si può, infatti, scrivere a una cuoca, per quanto splendida, che ti piacerebbe moltissimo baciarla «alla fiorentina» e poi trombarla.

Indignatissimo appare il fidanzato di Fiammetta, al quale lei ha mostrato la frase. Lo denunceremo per mancato rispetto dell'art. 660 del codice penale, che punisce fino all'arresto chi reca agli altri, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, disturbo e molestie.

Sì, però la legge - segnala un nostro collega, anche lui accanito frequentatore della Taverna di Monna Fiammetta - non consente che l'art. 660 possa essere applicato quando la molestia non avviene per telefono, ma via internet.

È la Corte di cassazione a dirlo, nella sua sentenza 24510/2010, in cui insegna che un messaggio di posta elettronica, al pari di una lettera spedita tramite il servizio postale, non comporta la medesima invasività della telefonata, alla quale il destinatario non può sottrarsi, se non disattivando l'apparecchio, con conseguente lesione della propria libertà di comunicazione, costituzionalmente garantita.

In altre parole – commenta l'acuta giornalista Debora Alberici, nel suo commento alla sentenza, apparso su Italia Oggi di giovedì primo luglio scorso – per la Suprema corte non è configurabile come reato la molestia via e-mail.

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