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Una strada per i rimborsi Iva

del 11/09/2010
di: di Franco Ricca
Una strada per i rimborsi Iva
Il rappresentante fiscale o l'identificazione diretta precludono al soggetto estero l'accesso alla speciale procedura del rimborso Iva per i non residenti; in tali casi, pertanto, l'imposta può essere recuperata solo con i meccanismi ordinari, previo esercizio della detrazione. Questo è quanto si evince da una risposta pubblicata nel mese di luglio scorso nel sito internet dell'agenzia delle entrate (si veda ItaliaOggi del 15 luglio 2010). La lettera della norma, strettamente aderente al testo della direttiva 2008/9/Ce del 12 febbraio 2008, induce tuttavia a diversa conclusione. Vediamo la questione.

Disposizioni precedenti. In base al previgente art. 38-ter del dpr 633/72, che fino al 31 dicembre 2009 disciplinava la materia del rimborso dell'Iva ai non residenti per gli acquisti effettuati in Italia, non potevano avvalersi della procedura del rimborso i soggetti esteri che, nel periodo di riferimento, possedevano in Italia una stabile organizzazione, oppure erano identificati direttamente ai sensi dell'art. 35-ter oppure tramite un rappresentante fiscale ai sensi dell'art. 17, secondo comma. Di conseguenza, tali soggetti potevano recuperare l'imposta soltanto esercitando il diritto alla detrazione, secondo le regole comuni, e chiedere l'eventuale rimborso dell'eccedenza detraibile in sede di dichiarazione annuale o di istanza trimestrale. Si ricorda che la presenza della stabile organizzazione è divenuta ostativa al rimborso soltanto in seguito alle modifiche apportate alla norma con il dl 135/2009, emanato in esecuzione di una pronuncia della corte di giustizia Ue, che ha ritenuto la precedente normativa nazionale non compatibile con quella comunitaria laddove, nell'ammettere al rimborso il soggetto estero con stabile organizzazione, precludeva l'esercizio della detrazione.

Disposizioni vigenti. In seguito alle nuove disposizioni introdotte dalla direttiva 2008/9/Ce, recepite con il dlgs n. 18/2010, la materia è ora disciplinata, per quanto qui d'interesse, dall'art. 38-bis2 del dpr 633/72. Tale disposizione, applicabile alle istanze di rimborso presentate a partire dal 1° gennaio 2010, nel secondo periodo del comma 1 prevede che il rimborso non può essere richiesto dai soggetti che, nel periodo di riferimento, disponevano di una stabile organizzazione nel territorio dello stato, oppure dai soggetti che hanno effettuato operazioni diverse da quelle per le quali l'imposta è dovuta dal cessionario/committente. In base a questa disposizione, che peraltro ricalca, come accennato, la previsione comunitaria dell'art. 3 della direttiva n. 9 del 2008, non è dunque ostativa al rimborso la circostanza che il soggetto estero abbia nominato un rappresentante fiscale oppure si sia identificato direttamente nel territorio dello stato, fermo restando il requisito della mancata effettuazione di operazioni per le quali è debitore d'imposta. Di conseguenza, mentre il soggetto estero con stabile organizzazione nello stato non può accedere al rimborso diretto ma può recuperare l'imposta attraverso la detrazione, parrebbe che il soggetto estero che non possiede una stabile organizzazione disponga invece, nel nuovo quadro normativo, di entrambe le opportunità: possa cioè sia presentare l'istanza di rimborso diretto (purché non abbia effettuato operazioni per le quali è debitore dell'imposta), sia esercitare la detrazione avvalendosi del rappresentante fiscale o della posizione accesa direttamente. Questo, almeno, è quello che si desume dalla lettera della norma. Dalla risposta sul sito dell'agenzia emerge invece una posizione differente e conformata al preesistente dato normativo: si legge infatti che non possono presentare l'istanza di rimborso ex art. 38-bis2 «i soggetti che hanno una stabile organizzazione in Italia, gli identificati diretti e coloro che usufruiscono del rappresentante fiscale». La questione è rilevante e merita un chiarimento definitivo, perché gli operatori esteri interessati (si pensi, per esempio, alla società francese che ha un rappresentate fiscale in quanto introduce beni in regime di deposito, ma non effettua poi operazioni imponibili) devono avere certezza sulle procedure da utilizzare per il recupero dell'imposta sugli acquisti effettuati in Italia.

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