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Riformare per migliorare il sistema

del 10/09/2010
di: La Redazione
Riformare per migliorare il sistema
«La categoria va avanti compatta, al di là di ogni crisi politica”. Perché se è vero che la riforma delle professioni è di nuovo sotto scacco della politica e altrettanto vero che i periti industriali non staranno a guardare, perché la posta in gioco è troppo alta. Parola di Giuseppe Jogna, presidente del Cnpi che, al contrario, dopo la pausa estiva traccia la rotta da seguire per i prossimi mesi. Un calendario fitto di appuntamenti a partire da assemblee di presidenti a incontri unitari con le altre professioni del Cogepapi (Coordinamento geometri, periti agrari e periti industriali), passaggio fondamentale per arrivare ad un Congresso unitario delle tre professioni tecniche “a testimonianza di una volontà unica e salda di puntare dritti a un obiettivo: l'albo unico delle professioni tecniche. E con una certezza in più, “l'aver fatto comprendere finalmente alle forze politiche la reale natura del nostro progetto di fronte al quale, ormai, non possono più tirarsi indietro». Certo dice Jogna resta il rischio dell'incognita della crisi di governo che nessuno potrà prevedere.

Domanda. Presidente, alla luce della difficile congiuntura economica che il paese vive, ritiene che si possa ancora parlare di urgenza per la riforma delle professioni?

Risposta. Noi ci crediamo e continuiamo a lavorare per questo. Accogliendo l'invito del ministro della giustizia Angelino Alfano, il Cup e il Pat hanno prodotto un documento condiviso che rappresenta una base di partenza importante. Lo abbiamo consegnato al ministro a fine luglio e lui ci ha assicurato che avrebbe tradotto il testo in un disegno di legge che rappresenterà la cornice di riferimento su cui modellare poi le discipline di dettaglio per ogni singola categoria.

D. quindi è d'accordo con l'idea di Alfano di partire da principi generali per poi declinare le specificità di ogni categoria?

R. Certo, la riforma va segmentata: prima vanno declinati i principi generali, poi gli aspetti attinenti le singole aree e infine vanno adeguati i singoli ordinamenti ai primi due segmenti.

D. Quanto è necessaria una riforma per la categoria che lei rappresenta?

R. La riforma è fondamentale, non per la professione in sé che potrebbe vivere di rendita ma per la collettività che richiede a viva voce il necessario ammodernamento del sistema. Per questa ragione noi chiediamo di fare chiarezza nei due livelli di competenza nell'area tecnica, da una parte riordinando la regolamentazione dall'altra chiarendo il perimetro dei limiti.

D. Nel frattempo le cose si sono complicate, sono arrivate le associazioni, sono state emanate le direttive europee. Le professioni sono in grado di fare fronte comune rispetto a questo scenario?

R. Le professioni sembra siano solo concentrate a tenere fissa la barra al centro dei propri interessi facendole passare per interessi della collettività. Ognuno ha diritto di rappresentare le proprie legittime opinioni, ma a me sembra che non tutti abbiano la percezione del taglio che bisogna dare alla riforma.

D. Che cosa significa riformare per lei?

R. Riformare vuol dire modificare per migliorare, per aggiornare e per trasformare un ordinamento.

D. È in corso in questi giorni il congresso degli ingegneri. Qual è il messaggio che si sente di inviare?

R. Agli ingegneri d'Italia noi periti industriali chiediamo con forza di rilanciare le quotazione delle professioni tecniche tenendo conto di tutte le specificità esistenti. Da parte nostra garantiamo di essere in prima linea per rivendicare diritti, ma soprattutto per rispettare i doveri. Uniti si può arrivare davvero lontano.

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