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Enti previdenziali, ipotesi fusione

del 09/09/2010
di: di Luca Gaburro
Enti previdenziali, ipotesi fusione
Tanto si è parlato e discusso negli ultimi tempi dell'ipotesi di raggruppare alcuni enti di previdenza in un unico istituto. Proposta figlia dell'andamento non soddisfacente di alcuni enti di previdenza privatizzati, che non riescono a garantire la soglia minima di sopravvivenza dettato dalla vigente normativa, ovverosia una capacità di erogare le pensioni per i successivi trenta anni.

Problema preoccupante oggi che si sta rivelando in tutta la sua complessità vista la piena entrata a regime del sistema retributivo che fa sì che nei periodi di espansione della professione le pensioni siano più alte, mentre nei periodi recessivi le stesse scendano sensibilmente anche a dispetto di misure quali aumenti delle aliquote contributive e riduzioni di prestazioni di previdenza e assistenza. Se poi a minori entrate contributive derivanti da una crisi dello specifico settore sommiamo anche una diminuzione del numero degli iscritti alla singola cassa il quadro si fa ancor più significativo. E l'applicazione del metodo contributivo per la quale alcuni enti hanno optato a salvaguardia dei propri conti e della sostenibilità finanziaria non può non intaccare le prestazioni offerte.

Interessante al riguardo è la proposta di legge C 3522 recentemente presentata da Aldo Di Biagio (Fl), Amato Berardi (Pdl) e Giuseppe Angeli (Fl) contenente disposizioni concernenti la disciplina degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza. Essa ha come obiettivo quello di riordinare tali enti, garantendo al contempo una maggiore tutela degli iscritti agli stessi. La proposta di legge mira ad assicurare che le casse possano svolgere adeguatamente i propri compiti di tutela previdenziale nei confronti degli iscritti, garantendo al contempo prestazioni adeguate (sia di natura previdenziale sia di carattere solidaristico-assistenziale) e gestioni economiche efficienti e trasparenti. Viene prevista una delega al governo per l'istituzione dell'Ente nazionale di previdenza e di assistenza dei professionisti (Enpalp), all'interno del quale confluiscono gli enti ex 509/94, per la creazione di un sistema previdenziale unitario e omogeneo dei liberi professionisti che incorpori, in autonomia, tutte le casse con i loro ordinamenti specifici. Con la possibilità per gli enti previdenziali di forme di tutela sanitaria integrativa a favore degli iscritti, nel rispetto degli equilibri finanziari di ogni singola gestione.

Inoltre, una disciplina transitoria prevede che, in attesa dei decreti legislativi di attuazione, le casse professionali possano accorparsi fra loro, nonché includere altre categorie professionali similari di nuova istituzione che dovessero risultare sprovviste di una tutela pensionistica e previdenziale. Si prevede infine che i decreti legislativi vengano adottati su proposta del ministro del lavoro e delle politiche sociali, previo confronto con le associazioni delle categorie interessate maggiormente rappresentative e con gli enti ed istituti coinvolti.

La proposta, sulla quale si è già registrata una certa perplessità da parte delle casse che rivendicano ognuna una propria autonomia, ha comunque il pregio di porre sul tappeto la problematica che va affrontata subito ed in modo responsabile. Sicuramente la fusione tra più enti avrebbe il pregio di allargare la platea degli iscritti, diminuendo in primis i costi di gestione ed i rischi, anche se avrebbe diversi aspetti di complessità, dovendo coniugare realtà oggettivamente molto differenti.

La nostra associazione in relazione all'Enasarco, ente di previdenza degli agenti di commercio, ha invece individuato una diversa soluzione per la previdenza della categoria, sollecitando il governo a considerare l'ipotesi di far confluire la Fondazione nell'Inps.

Ciò consentirebbe a nostro avviso una maggior tutela sia per gli agenti di commercio in attività (che potrebbero vedersi riconosciuto un assegno pensionistico dopo cinque anni di versamenti, mentre oggi è previsto che occorrano obbligatoriamente 20 anni di versamenti e 65 anni di età se uomo e 60 se donna) sia per i pensionati (visti gli attuali rendimenti). Altro vantaggio, una maggior sicurezza sul futuro della propria pensione, rientrando la stessa nell'alveo pubblico e potendo contare su un patrimonio tra immobiliare e mobiliare di circa 5,8 miliardi di euro, secondo i bilanci dell'Enasarco.

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