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Riforma, Alfano esce allo scoperto

del 09/09/2010
di: da Torino Gabriele Ventura
Riforma, Alfano esce allo scoperto
Alfano esce allo scoperto sulla riforma delle professioni. Più rigore nella selezione, obbligo di aggiornamento professionale, garanzia di maggiore specializzazione dei professionisti. Da parte sua, il ministro della giustizia garantisce l'impegno a fermare i ribassi selvaggi. Questo, in sostanza, il senso della lettera inviata dal Guardasigilli al presidente del consiglio nazionale degli ingegneri, Giovanni Rolando, in occasione del 55° congresso della categoria, che si è aperto ieri a Torino e si concluderà domani. «Lo statuto della professioni che ho in mente», afferma Alfano, «dovrà sancire un binomio inscindibile tra qualità elevata della prestazione e adeguatezza del compenso: non possiamo più negare ai liberi professionisti il diritto ad un'esistenza libera e dignitosa che deriva da una retribuzione realmente proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto». «Ma tutto ciò», specifica il ministro, «deve passare necessariamente per un maggior rigore nella selezione dei professionisti, per l'obbligo di aggiornamento professionale, per una garanzia di maggiore specializzazione dei professionisti». «La vera tutela dei consumatori», si legge ancora nella lettera, «non si realizza con la corsa al ribasso dei compensi professionali, ma garantendo con rigore la qualità del prodotto professionale. Riformare le professioni impone di trovare il giusto punto di equilibrio tra la tutela del consumatore cittadino, la tutela della dignità dei professionisti, la garanzia di un futuro dignitoso ai giovani meritevoli e il rispetto degli impegni comunitari». «È necessario garantire la massima trasparenza dei rapporti con i clienti», spiega Alfano, «con una radicale riforma della giustizia disciplinare, che ne assicuri l'imparzialità e l'efficienza, nonché attraverso la semplificazione della disciplina delle tariffe professionali, per renderle semplici, eque e comprensibili ai cittadini». Un documento, quello del Guardasigilli, che è stato in parte citato da Rolando nel suo discorso di apertura dei lavori congressuali, e che sarà approfondito e discusso domani nel corso della sessione dedicata alla riforma della professione. Il presidente del Cni si è comunque concentrato sulla necessità, per la categoria, di diventare sempre più un interlocutore privilegiato del governo, e «non solo in situazioni di emergenza». «Perché in un paese in difficoltà», ha sottolineato Rolando, «a livello economico ed energetico i tecnici possono davvero dare un contributo concreto allo sviluppo dell'intero sistema». L'introduzione di tariffe chiare ed eque nell'interesse della collettività, la creazione di nuove forme societarie che prevedano anche agevolazioni fiscali, l'individuazione di nuove modalità di inserimento dei giovani laureati, chiarezza e rispetto delle competenze, ritorno al ciclo unico quinquennale universitario, semplificazione delle procedure sono alcuni dei temi caldi affrontati da Rolando e posti indirettamente al mondo della politica. «Lo stesso mondo con cui è bene confrontarsi», ha ribadito il presidente del Cni, «in maniera propositiva e non con un atteggiamento di sudditanza. E questo è possibile se diamo dimostrazione che siamo seri, preparati. Ecco allora la proposta, presentata per la prima volta nell'ambito di un congresso, di rendere obbligatoria la formazione professionale permanente per tutti gli iscritti». Uno sguardo al futuro, dunque, per un sistema ingegneristico nazionale che deve fare i conti con grosse lacune, come per esempio «la ricerca ancora poco supportata». Con la conseguenza naturale che molti professionisti italiani sono costretti a trasferirsi all'estero e arrivano a coprire posizioni di rilievo in paesi quali l'America, il Sud Africa e l'emergente Cina. «Diventa più che mai urgente», ha concluso Rolando, «una riforma delle professioni che consenta da un lato di esercitare il lavoro in modo più snello e dall'altro di affrontare la crisi».
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