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Ingegneri al centro della politica

del 08/09/2010
di: di Gabriele Ventura
Ingegneri al centro della politica
Ingegneri al centro della politica. Con una presenza continuativa, e non solo in situazioni di emergenza, ai tavoli decisionali. Perché all'interno del sistema paese, in crisi energetica ed economica, i tecnici dedicati allo sviluppo tecnologico devono avere un ruolo centrale. Attraverso una riforma del comparto che definisca in modo chiaro le professioni intellettuali e il ritorno dei minimi tariffari. Questi, in sostanza, gli obiettivi primari degli ingegneri italiani, sul tavolo del 55° congresso nazionale di Torino, che ha preso il via ieri con l'assemblea dei presidenti e si concluderà il prossimo 10 settembre. «Costruire il futuro del sistema Italia, ruolo dell'ingegneria e riforma delle professioni» è infatti il tema cardine dell'appuntamento congressuale, definito dal Consiglio nazionale degli ingegneri e illustrato a ItaliaOggi dal presidente, Giovanni Rolando.

Domanda. Presidente, quali gli obiettivi del congresso?

Risposta. L'obiettivo centrale, come si evince dal titolo che abbiamo scelto per l'evento, è dare un contributo fattivo allo sviluppo del sistema Italia. Siamo infatti in un periodo di crisi, energetica ed economica, e il ruolo dei tecnici di primo livello dedicati allo sviluppo tecnologico diventa in questo senso indispensabile. Abbiamo bisogno, però, di diventare una forza ascoltata dalla politica e consultata in modo continuativo, e non solo in situazioni di emergenza. Vogliamo insomma essere presenti a tutti i tavoli e dare il nostro contributo tecnico nelle grandi scelte.

D. Quali le esigenze del paese per uscire dalla crisi e quale il contributo che possono dare gli ingegneri?

R. L'Italia deve sviluppare le sue forze migliori, e quindi l'ingegno creativo, per poter reggere il passo con i paesi in grande evoluzione. In quest'ottica, come ingegneri, dobbiamo dare il nostro contributo, dato che i professionisti tecnici italiani sono tra i più stimati al mondo come preparazione. Il nostro sistema ingegneristico presenta però grosse lacune, perché la ricerca non è adeguatamente supportata. L'ingegnere italiano si rivolge quindi sempre più all'estero e grazie alla sua preparazione arriva a ricoprire posizioni chiave in paesi come l'America, il Sud Africa e tanti altri. Questo è un problema da risolvere.

D. L'inversione di rotta passa anche dalla riforma delle professioni?

R. Certo. Per evolverci abbiamo bisogno di una riforma delle professioni che ci permetta da un lato di esercitare la nostra professione in modo più snello, dall'altro di affrontare la crisi. I punti nodali del testo che abbiamo consegnato al ministro della giustizia, Angelino Alfano, sono innanzitutto la definizione di professione intellettuale, che deve essere contraddistinta dal percorso universitario, dall'aggiornamento continuo e dalla giustizia disciplinare. Poi, la definizione di società professionali, che devono essere agevolate nel loro avvio se costituite da giovani. Infine, si deve risolvere la questione delle tariffe. Senza i minimi obbligatori siamo di fronte infatti a ribassi del 90-100% e bisogna impedire ai professionisti di lavorare sottocosto. In questo caso, l'eccesso di concorrenza ha ammazzato la concorrenza.

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