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Doppia iscrizione illogica

del 04/09/2010
di: Pagina a cura di Pamela Giufrè
Doppia iscrizione illogica
«L'unicità della contribuzione è la soluzione più logica al nodo della doppia iscrizione all'Inps, che neppure l'articolo 12 comma 11 della Manovra fiscale è riuscito a sciogliere. Anzi, si continua a navigare in un mare di confusione che non fa altro che disorientare i contribuenti. Perciò ora tocca alle leggi sulla previdenza dei senz'albo fare definitivamente chiarezza su questo aspetto ammodernando contestualmente l'organizzazione generale della Gestione separata». È quanto sostiene il presidente nazionale della Lapet, Roberto Falcone, tornando ad affrontare l'argomento più caldo della scorsa estate.

I tributaristi dell'associazione avevano infatti chiesto al governo di eliminare l'articolo 12 comma 11 del dl 78/2010, che contrariamente alla previsione stabilita dall'articolo 1, comma 208, della legge 662 del 1996 di lasciare all'Inps la facoltà di decidere sull'iscrizione nell'assicurazione corrispondente all'attività prevalente nel caso di esercizio di varie attività autonome assoggettabili a diverse gestioni, dispone invece il versamento in ciascuna delle gestioni relative alle attività esercitate dal contribuente. Ma la richiesta non è stata evidentemente accolta.

«A questo punto», commenta il presidente Falcone, «sarebbe stato meglio lasciare invariate le disposizioni vigenti. Ora infatti, pur andando in direzione di una maggiore equità previdenziale, l'articolo 12 crea ancora più confusione».

La Lapet è sicuramente d'accordo sul fatto che tutti i redditi debbano essere assoggettati alla contribuzione, persino a differenza di quello che è l'orientamento della Corte di cassazione. Ma l'intervento avrebbe dovuto essere in linea con la riforma Dini, stabilendo l'unicità della contribuzione ricavata da tutti i redditi percepiti.

«Secondo la Manovra», spiega Falcone, «quei contribuenti che rientrano nella Gestione separata, quali ad esempio i collaboratori coordinati e continuativi, gli amministratori di società, i lavoratori a progetto e i professionisti senza cassa, che svolgono anche altre attività autonome, saranno d'ora in poi tenuti alla doppia iscrizione con la conseguenza che chi svolge più attività avrà a che fare con tanti spezzoni contributivi disseminati in gestioni previdenziali diverse».

Una previsione che a parere dell'associazione dei tributaristi tradisce in pieno i principi della riforma Dini al di là delle pur discutibili indicazioni riferite dalla stessa Corte di cassazione che in più occasioni, non ultima la sentenza numero 3240 del 12 febbraio 2010, ha respinto l'onere della doppia contribuzione per coloro i quali, rientrando nella Gestione separata, svolgono anche altre attività autonome. L'articolo 12 comma 11 della manovra rappresenta dunque un passo indietro.

«Con la sentenza del 12 febbraio», sottolinea il presidente dell'associazione, «sembrava essere stata chiusa l'annosa questione con l'estensione del principio dell'assorbimento, ovvero di un'unica iscrizione alla gestione relativa all'attività prevalente, anche nel caso del socio lavoratore ed amministratore della stessa impresa. Ma la manovra ha superato anche questa visione».

Per questo Roberto Falcone insiste: «Dal momento che l'unicità della contribuzione previdenziale nella gestione corrispondente all'attività prevalente e più redditizia continua ad essere la strada più giusta anche in termini di equità previdenziale, ma che questa strada non è stata seguita attraverso la Manovra, è più che mai urgente calendarizzare i disegni di legge sulla previdenza dei senz'albo che, proponendo una distinzione tra liberi professionisti e co.co.pro. all'interno della Gestione Separata Inps per porre fine a una ingiustificata ed illegittima disparità di trattamento tra fasce di lavoratori con esigenze e caratteristiche da sempre differenti, prevedono una più ampia revisione della Gestione separata dell'Inps. In questa maniera», prosegue Falcone, «sarà possibile fare chiarezza una volta per tutte su di una serie di ataviche problematiche, compresa quella dell'unicità contributiva, in merito alla quale finora Giurisprudenza e Governo hanno mantenuto posizioni contrapposte. Attualmente infatti questa eccessiva confusione nei diversi settori di lavoro dipendente e autonomo, oltre che professionale e d'impresa, rischia di disorientare ulteriormente gli iscritti, sgretolando del tutto quegli ultimi baluardi di sicurezza che dovrebbero essere garantiti proprio in materia di welfare e previdenza».

A tal proposito giova ricordare che il comitato preposto ad esaminare i provvedimenti sulla previdenza dei senz'albo nato in seno alla commissione Lavoro della Camera dei Deputati, si è riunito prima dell'estate, esattamente il 14 luglio 2010, dopo oltre un anno di stop da quando a giugno 2009 la stessa commissione Lavoro ha deciso di affidare a un'apposita «équipe» di parlamentari l'accorpamento dei vari disegni di legge in materia di previdenza per i lavoratori autonomi non esercenti professioni regolamentate, più o meno simili tra loro, in un unico provvedimento. Tra questi testi c'è anche la proposta di legge Assoprofessioni-Cna, degnamente riassunta negli A.C. 2312 e A.C. 2345.

«Ci auguriamo», conclude il presidente della Lapet, «che i lavori di questo comitato riprendano al più presto, come garantito dall'onorevole Fedriga, capogruppo della Lega Nord in Commissione Lavoro, così da poter rivedere anche la posizione assunta dal Governo nella Manovra. Siamo infatti d'accordo sulla necessità che a ogni reddito percepito debba corrispondere un adeguato versamento dei contributi, ma per semplificare questa fase sarebbe opportuno considerare l'unicità previdenziale secondo il principio dell'attività prevalente da verificare con cadenza periodica, magari quinquennale, in caso di variazioni del reddito».

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