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Ora il fotovoltaico premia l'hi-tech

del 03/09/2010
di: di Fabrizio G. Poggiani
Ora il fotovoltaico premia l'hi-tech
Due le più importanti novità introdotte con il recente decreto del ministero dello sviluppo economico in tema di determinazione delle tariffe incentivanti per gli impianti fotovoltaici a partire dal prossimo 1° gennaio: la prima concernente l'applicazione di una tariffa da 0,37 a 0,44 euro/kwh in presenza di impianti integrati aventi caratteristiche innovative, la seconda concernente l'ulteriore introduzione di una tariffa variabile da euro 0,28 a 0,37 euro/kwh per gli impianti a concentrazione.

L'emanazione del decreto del ministero dello sviluppo economico dello scorso 6 agosto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 24/08/2010 n. 197, in attuazione della lettera d), comma 2, dell'articolo 7, dl 387/2003, in sostituzione del dm 19/02/2007 che aveva definito la tariffa incentivante per gli impianti entrati in funzione entro il 31/12/2010, oltre che a fissare le nuove tariffe incentivanti per l'energia prodotta dagli impianti fotovoltaici entrati in funzione successivamente a detta data (triennio 2011/2013), offre l'occasione di fare il punto sul relativo regime tributario, sulla base dei chiarimenti ministeriali già forniti dall'amministrazione finanziaria.

Nuove tariffe. Preliminarmente si conferma che il decreto richiamato è intervenuto in sostituzione al precedente decreto (19/02/2007) che aveva fissato la tariffa incentivante per definire le nuove tariffe per gli impianti fotovoltaici che entreranno in funzione negli anni dal 2011 al 2013.

Il copioso decreto contiene tre tabelle con le quali vengono indicate le nuove tariffe corrispondenti alle varie tipologie degli impianti fotovoltaici; la prima con l'indicazione di tariffe differenziate per gli impianti entrati in esercizio anteriormente alla data del 31/12/2010 e successivamente, entro il prossimo 30 aprile, 31 agosto e 31 dicembre 2011, la seconda concernente gli impianti «integrati» (realizzati su edifici esistenti) e la terza riguardante gli impianti fotovoltaici a «concentrazione» (impianto non stazionario che canalizza in un unico punto i raggi solari).

Sul punto si conferma la variabilità delle tariffe precedentemente indicate che diventano estremamente interessanti per questi tipi di impianti, ma anche la riduzione modulata delle nuove tariffe che entreranno in vigore dal prossimo anno (2011) con un decremento annuale pari a circa il 6% per gli anni 2012 e 2013.

Per quanto concerne le tariffe, il dl 105/2010 convertito nella legge n. 129/2010, ha disposto che quelle stabilite per il 2010 si renderanno applicabili anche ai soggetti che hanno realizzato l'installazione dell'impianto fotovoltaico entro la fine di quest'anno, previa comunicazione della fine dei lavori agli organi competenti (amministrazione competente, gestore, ecc..) ed entrata in funzione non oltre il 30/06/2011.

Tariffa incentivante. Il decreto richiamato ci consente di effettuare un'opportuna ricognizione del trattamento tributario, utilizzando i chiarimenti ministeriali già forniti dall'Agenzia delle entrate con appositi documenti di prassi (cm n. 46/E del 2007 e cm n. 32/E del 2009).

Per quanto concerne la tariffa incentivante, in via generale, la stessa è erogata dal gestore (Gse) nelle misure stabilite e non risulta soggetta né ad applicazione dell'Iva, per mancanza di taluni requisiti (soggettivo e oggettivo), né a tassazione diretta (imposte dirette e Irap) e di conseguenza neppure alla ritenuta del 4%, di cui all'articolo 28, dpr n. 600/1973, se la stessa è incassata da soggetti non imprese (privati, enti non commerciali e imprese agricole, individuali o nella veste giuridica di società semplici), fatti salvi determinati casi (percettori operanti in regime d'impresa o di lavoro autonomo).

Privati e soggetti assimilati. Per quanto concerne i privati o gli enti non commerciali ed i condomini, si deve evidenziare che generalmente gli stessi producono l'energia rinnovabile per destinarla al proprio consumo, con la conseguenza che gli impianti non superano la potenza di 20 kw e che gli stessi optano per il cosiddetto «scambio sul posto» che permette la mera compensazione tra l'energia prodotta e quella consumata.

In tal caso, per quanto concerne il trattamento tributario, la tariffa incentivante (stante il fatto che il soggetto opera naturalmente al di fuori dell'attività d'impresa) risulta irrilevante sia ai fini dell'imposizione diretta che dell'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto, in tale ultimo caso per carenza del presupposto soggettivo e oggettivo, nonché resta inapplicabile la ritenuta del 4%.

Il privato o l'ente commerciale può, inoltre, non effettuare la citata compensazione cedendo interamente l'energia prodotta al gestore e, in tal caso, solo i proventi relativi all'energia eccedente a quella utilizzata (per esempio, produzione pari a 20, consumo pari a 10 ed eccedenza pari a 10) rilevano fiscalmente come redditi diversi, di cui alla lettera i), comma 1, art. 67, dpr n. 917/1986 (Tuir), ancorché gli stessi non siano soggetti a Iva, non configurandosi lo svolgimento di un'attività commerciale abituale.

Diverso trattamento per gli impianti non posti al servizio dell'abitazione o della sede dell'utente o in presenza di impianti di potenza superiore ai citati 20 kw (reddito d'impresa); in tal caso, pur restando esclusi da Iva, i contributi della tariffa incentivante hanno rilevanza fiscale, concorrono alla determinazione del reddito d'impresa in misura proporzionale alla quantità di energia ceduta, con assoggettamento degli stessi a ritenuta.

Attività commerciale. In presenza di persone fisiche o giuridiche che realizzano l'impianto nell'ambito della propria attività commerciale, essendo la produzione di energia rinnovabile l'oggetto della propria attività d'impresa, la tariffa incentivante costituisce un «contributo in conto esercizio» fiscalmente rilevante, con la possibilità che i contributi restino esclusi solo dall'applicazione dell'Iva, mentre la tariffa e i ricavi realizzati dalla cessione di energia sono attratti dal regime del reddito d'impresa e di conseguenza assoggettati all'imposizione diretta (Irpef, Ires e Irap), applicazione della ritenuta del 4%, con possibilità di detrarre l'Iva assolta sull'acquisto o la realizzazione dell'impianto, ai sensi dell'art. 19, dpr n. 633/1972 e di detrarre le quote di ammortamento determinate con il coefficiente del 9% (§ 9.2.1.2, cm 46/E del 2007).

Lavoratori autonomi. Per quanto concerne il caso dell'energia fotovoltaica prodotta da lavoratori autonomi, la situazione si complica ulteriormente, dovendo necessariamente far riferimento a quanto indicato dall'amministrazione finanziaria (§ 9.4, cm 46/E del 2007) sul tema; qui, in particolare si deve verificare se l'energia prodotta viene destinata interamente alla propria attività, promiscuamente all'uso personale e della propria attività o in parte ceduta (eccedenza).

Il documento di prassi richiamato, con particolare riferimento alla tariffa incentivante, dispone che la stessa concorre a formare il reddito esclusivamente per la parte corrispondente all'energia prodotta in eccesso, con la conseguenza che quest'ultima (nella misura eccedente) resta esclusa da Iva ma i contributi concorrono alla formazione del reddito quale contributo in conto esercizio e, in proporzione all'energia ceduta, gli stessi restano soggetta a ritenuta.

Imprese agricole. Sul tema, l'Agenzia delle entrate è intervenuta con apposito documento di prassi (cm n. 32/E del 2009) chiarendo, in particolare, che la cessione dell'energia elettrica prodotta deve ritenersi attività connessa «atipica», rientrante nel reddito agrario se rispettosa dei parametri indicati dal ministero delle politiche agricole (nota 27/07/2008 n. 3894).

Più precisamente, dette cessioni sono assoggettate ad Iva con aliquota del 10% e soggette ad Irap nella misura dell'1,9% per la parte di reddito determinata su base catastale e del 3,9% per la parte di reddito eccedente i parametri stabiliti, con applicazione della ritenuta sulla parte della tariffa corrispondente all'energia prodotta oltre i limiti o se ricevuta da società agricole (escluse le società semplici), ancorché abbiano optato per la determinazione del reddito su base catastale.

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