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Sulle professioni l'Ue cambia idea

del 03/09/2010
di: di Ignazio Marino
Sulle professioni l'Ue cambia idea
Le attività non riservate svolte dagli iscritti a un ordine sono competenze tipiche che caratterizzano la professione stessa. E non possono essere rivendicate da chi non ha seguito l'iter previsto dalla legge: laurea, praticantato ed esame di stato. «Fino a ieri questa tesi era vista come una rivendicazione lobbistica», dice Marina Calderone, «oggi lo dice la direttiva servizi mettendo così fine alla confusione generata dalla direttiva qualifiche». Il capitolo sul riconoscimento («surrettizio») delle associazioni di professionisti senza albo si chiude qui per Marina Calderone. Non quello sulla riforma delle professioni. Anche se la situazione politica non più stabile come prima dell'estate.

Domanda. Presidente Calderone, prima dell'estate sembrava che la riforma delle professioni fosse in cima all'agenda del governo. Poi c'è stata la spaccatura all'interno dell'esecutivo. E per tutta l'estate il dibattito politico è stato concentrato sulla possibilità di andare al voto prima della scadenza naturale delle camere. Le priorità oggi sembrano altre. Come legge questa situazione?

Risposta. Credo sia davanti gli occhi di tutti la situazione politica difficile. Quindi attendiamo gli sviluppi. Gli ordini rimangono fedeli agli accordi presi con il ministro della giustizia, Angelino Alfano, cioè di dare una mano alla stesura di un progetto di legge di riforma. Conto, pertanto, con i rappresentanti dell'area tecnica di avere al più presto un incontro con l'ufficio legislativo di Via Arenula per andare avanti con l'approfondimento e arrivare così all'obiettivo di un testo entro la fine di ottobre. Noi vogliamo continuare sulla strada del confronto e non ci tiriamo indietro. Ma ci rendiamo conto che le condizioni politiche sono cambiate e non sta a noi determinare l'agenda politica.

D. Alla luce della difficile congiuntura economica che il paese vive, ritiene che si possa ancora parlare di urgenza per la riforma delle professioni?

R. Noi ci crediamo e ci lavoriamo. Accogliendo l'invito del ministro, abbiamo prodotto un documento condiviso che rappresenta una base di partenza importante. Ma torno a dire che non possono essere gli ordini a dire se la loro riforma è o non è urgente. Io posso essere consapevole che le priorità siano altre. Ma il ministro Alfano si è mostrato determinato a portare avanti la riforma e il nostro compito in qualità di organi ausiliari dello stato è quello di dare tutto il supporto necessario.

D. Parlava di altre priorità per il paese. Quali sono secondo lei?

R. Sicuramente gli incentivi per le aziende. Che devono aiutate a ripartire. In Italia, rispetto ad altri paesi come la Germania e la Spagna, la situazione occupazionale ha attutito il colpo della crisi grazie alla cassa integrazione in deroga. Ma questo non basta più. È necessaria una riqualificazione del personale e un ricollocamento dello stesso.

D. Altre riforme sulle quali punterebbe?

R. Sicuramente quella fiscale. Le aziende sono soffocate. Un ripensamento del sistema è necessario. E poi quella del federalismo. Su questo punto è necessario aprire un confronto. Non vorremmo mai che si creasse un mercato del lavoro regionalizzato di serie a) e uno di serie b). Perché i lavoratori devono avere tutti pari dignità. Ultima, ma non perchè sia meno importante, la riforma della giustizia. Crediamo nella conciliazione come sistema alternativo alla risoluzione delle controversie.

D. Ritorniamo alle professioni. Negli ultimi giorni si è sviluppato un intenso dibattito sulle associazioni dei senza albo. Il ministero della giustizia, infatti, pare che abbia avviato un supplemento di istruttoria sul rilascio dei decreti di accreditamento (alle associazioni non regolamentate) necessari per la partecipazione alle future piattaforme europee sulle professioni (articolo 26 del dlgs 206/2007 di recepimento della direttiva qualifiche). Cosa ne pensa?

R. Penso che dal 2007 a oggi le cose siano cambiate. Ritenevamo forzata l'interpretazione della direttiva qualifiche sulle associazioni. Ma con la direttiva servizi credo che si possa dire chiuso questo capitolo del riconoscimento. Gli ordini hanno sempre sostenuto che il dlgs in questione creasse molta confusione, inserendo nel sistema giuridico una sorta di regolamentazione surrettizia dei lavoratori privi di un albo. Se quel sistema, che mi pare oggi finalmente superato, andasse a regime si creerebbe un mercato distorto. Perchè un giovane dovrebbe scegliere di iscriversi ad un ordine, che comporta il possesso di una laurea, un periodo di pratica ed un esame di stato, piuttosto che ad una associazione dove non serve l'abilitazione?

D. Resta pur sempre in piedi il principio che tutte le attività non riservate sono libere...

R. Non ho mai creduto a questo principio. Sono poche le professioni che hanno delle attività riservate. Ma gli iscritti agli albi ne svolgono moltissime altre per le quali hanno studiato e fatto una regolare pratica prima di affrontare il mercato. Per fortuna, l'Europa che ha sempre spinto tanto sulla libera concorrenza con la direttiva servizi ha detto chiaramente che per professione regolamenta si intende un'attività professionale riservata e non riservata. Mi pare chiaro, alla luce dell'articolo 8 del dlgs 59/2010, che la norma abbia inserito nell'ordinamento un principio che elimina ogni sorta di confusione: le attività non riservate svolte dagli iscritti ad un ordine sono tipiche di quella professione. E non possono essere riconosciute ad alcuna associazione.

D. Quali sono i prossimi impegni del Cup?

R. Oltre alla riapertura del confronto con il ministero della giustizia, a metà settembre il comitato si riunirà per mettere in piedi un momento di confronto con la società e le istituzioni. In quell'occasione presenteremo una ricerca, da tempo commissionata al Cresme, dove si mette nero su bianco il ruolo svolto dalle professioni nelle singole realtà.

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