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La franchigia Iva slitta al 2013

del 02/09/2010
di: di Franco Ricca
La franchigia Iva slitta al 2013
Il regime di franchigia Iva per i contribuenti con fatturato fino a 30.000 euro potrà essere prorogato fino al 2013. Il semaforo verde della commissione europea alla richiesta dell'Italia è arrivato con una proposta inviata il 23 luglio scorso al consiglio, al quale spetta l'ultima parola. L'autorizzazione alla proroga del regime speciale, o, più esattamente, della soglia di 30.000 euro, in deroga all'art. 285 della direttiva 112 del 2006 che prevede un tetto di fatturato sei volte più basso, dovrà infatti prendere la forma della decisione del consiglio.

Nella sua valutazione, la commissione giudica potenzialmente positivo l'impatto della misura richiesta dal governo italiano, dato che il regime speciale semplifica i numerosi adempimenti Iva per le imprese con volume d'affari non superiore a 30.000 euro. Sotto il profilo del gettito, poi, viene osservato che, secondo i dati forniti dall'Italia, la riduzione dell'importo complessivo delle entrate allo stadio del consumo finale si attesterebbe al di sotto dello 0,2%, percentuale in linea con le stime compiute quando venne concessa la deroga fino al 2010.

In conclusione, l'esecutivo comunitario propone che il consiglio autorizzi l'Italia a mantenere il regime speciale, sempre in via facoltativa, per i soggetti passivi con fatturato annuo fino a 30.000 euro fino all'entrata in vigore di una direttiva che modifichi le soglie entro le quali è possibile fruire del regime di franchigia,ovvero fino al 31 dicembre 2013 se questa data precede l'emanazione della direttiva.

Caratteristiche del regime speciale

Premesso che il regime speciale c.d. dei «contribuenti minimi», come disciplinato dall'art. 1, commi 96 e ss. della legge n. 244/2007 con effetto dal 1° gennaio 2008, riguarda anche le imposte sui redditi, vediamo in sintesi le principali peculiarità della disciplina Iva, precisando anzitutto che si tratta di un regime di franchigia (e non di esclusione dal campo di applicazione) dell'imposta.

Soggetti ammessi

Possono avvalersi del regime dei contribuenti minimi le persone fisiche residenti, esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, che nell'anno solare precedente hanno conseguito ricavi o compensi in misura non superiore a 30.000 euro. Sono altresì richieste le seguenti condizioni:

- mancata effettuazione di cessioni all'esportazione e operazioni assimilate (artt. 8, 8-bis, 9, 71 e 72)

- assenza di spese per lavoro dipendente o per collaboratori, anche assunti con progetto o programma di lavoro;

- mancata erogazione di utili di partecipazione agli associati con apporto costituito da solo lavoro

- mancata effettuazione, anche mediante contratti di appalto e di locazione, nei tre anni precedenti, di acquisti di beni strumentali di valore complessivo superiore a 15.000 euro.

Divieto di rivalsa e di detrazione

Ai sensi del comma 100 dell'art. 1 citato, i contribuenti minimi:

- non addebitano ai loro cessionari e committenti, negli eventuali documenti emessi, l'Iva a titolo di rivalsa; sulle eventuali fatture devono riportare l'annotazione che si tratta di «operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, comma 100, della legge n. 244/2007»;

- non hanno diritto alla detrazione dell'Iva assolta, dovuta o addebitata loro sugli acquisti, anche intracomunitari, e sulle importazioni; tale imposta rappresenta pertanto un costo.

Se il contribuente minimo emette fattura in relazione ad operazioni soggette all'imposta con il meccanismo del «reverse charge», ad esempio un lavoro edile in subappalto, è opportuno che comunichi alla controparte che l'imposta non deve essere applicata. Come chiarito dall'agenzia delle entrate nella circolare n. 7/2008, infatti, il cessionario o committente destinatario di una prestazione soggetta a «reverse charge» posta in essere da un contribuente minimo non deve integrare la fattura con l'applicazione dell'Iva. Nei confronti dei contribuenti minimi non trovano applicazione le disposizioni che prevedono la tassazione del c.d. autoconsumo, a motivo del fatto che la norma speciale esclude l'obbligo di rivalsa.

Operazioni particolari

I contribuenti minimi restano tenuti al versamento dell'Iva sugli acquisti intracomunitari e sulle altre operazioni per le quali assumono la veste di debitori dell'imposta, ad esempio gli acquisti di servizi da non residenti; devono pertanto integrare la fattura del fornitore con l'indicazione dell'aliquota e della relativa imposta, che dovranno versare entro il giorno 16 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione.

Ai sensi dell'art. 41, comma 2-bis, del dl n. 331/93, come integrato dalla legge 244/2007, non costituiscono cessioni intracomunitarie le cessioni verso clienti di altri paesi Ue poste in essere dai contribuenti minimi. Tali cessioni, quindi, sono normali operazioni interne, senza diritto di rivalsa.

Semplificazioni

Ai fini dell'Iva, i contribuenti minimi sono esonerati:

- dal versamento dell'imposta (eccetto, come si è detto, quella dovuta sulle operazioni soggette a «reverse charge»);

- da tutti gli obblighi previsti dal dpr n. 633/72 (eccettuati quelli appresso specificati), ossia registrazione, liquidazione, dichiarazione e comunicazione annuale. In merito agli obblighi di registrazione, come chiarito dall'agenzia con la circolare n. 7/2008, il fatto che i contribuenti minimi siano esonerati dall'obbligo di tenuta dei registri Iva non impedisce che essi possano tenere ugualmente, per proprie esigenze amministrative e contabili, i registri delle fatture emesse, dei corrispettivi, degli acquisti, ovvero il giornale di fondo del misuratore fiscale distinto per aliquote; questa libera scelta, peraltro, torna utile anche per tenere sotto controllo il rispetto del limite dei ricavi e compensi.

Rimangono invece fermi i seguenti adempimenti:

- numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e delle bollette doganali (l'obbligo di conservazione, naturalmente, non può non riguardare i documenti emessi: fatture e ricevute fiscali)

- certificazione dei corrispettivi, eventualmente con rilascio di fattura senza addebito d'Iva; in caso di emissione di fattura, secondo la circolare n. 7/2008, occorre applicare l'imposta di bollo qualora l'importo sia superiore a 77,47 euro;

- integrazione delle fatture d'acquisto sottoposte a «reverse charge» e versamento della relativa imposta, secondo quanto già precisato

- presentazione degli elenchi riepilogativi degli acquisti intracomunitari (modelli Intrastat).

La rettifica della detrazione in fase di accesso al regime speciale

Il passaggio dal regime ordinario al regime speciale (e viceversa) comporta la rettifica della detrazione ex art. 19-bis2, dpr 633/72, sui beni e servizi «giacenti», al fine di evitare vantaggi indebiti o penalizzazioni ingiuste.

Nell'ipotesi di ingresso al regime speciale dei minimi, la rettifica della detrazione è disciplinata anche dalla legge 244/2007, secondo la quale l'imposta dovuta per effetto della rettifica può essere versata in un'unica soluzione, oppure in cinque rate annuali di pari importo senza applicazione di interessi. La prima o unica rata deve essere versata entro il termine di versamento del saldo dell'imposta per l'anno precedente a quello di ingresso nel regime speciale; le rate successive devono essere versate entro il termine per il versamento a saldo dell'imposta sostitutiva delle imposte sui redditi.

Nella circolare dell'Agenzia delle entrate n. 73/2007 è stato ricordato che oggetto della rettifica è l'imposta relativa:

- ai beni non ammortizzabili e ai servizi, non ancora ceduti o utilizzati al momento del passaggio al regime speciale;

- ai beni ammortizzabili per i quali, all'atto del passaggio, non è ancora decorso il periodo di sorveglianza stabilito dall'art. 19-bis2, ossia cinque anni da quello di acquisto (o entrata in funzione) del cespite, elevati a dieci anni per i beni immobili; inoltre, per i beni ammortizzabili, l'entità della rettifica è pari a tanti quinti (o decimi, per gli immobili) dell'imposta detratta al momento dell'acquisto quanti sono gli anni mancanti al compimento del quinquennio (o decennio) di sorveglianza.

Ai fini in esame, non si tiene conto:

- dei beni ammortizzabili di costo unitario non superiore a 516,46 euro e

- dei beni ammortizzabili il cui coefficiente di ammortamento è superiore al 25%.

Analoga rettifica, naturalmente di segno opposto (ossia favorevole al contribuente), sarà effettuata, sussistendo i presupposti, al momento della cessazione, per legge o per opzione, del regime speciale, con conseguente passaggio al regime ordinario.

Il contribuente che passa al regime speciale, nella dichiarazione Iva relativa all'anno precedente deve tenere conto dell'imposta dovuta sulle eventuali operazioni ad esigibilità differita effettuate, ancorché non sia ancora divenuta esigibile.

Per esempio, il contribuente che è passato al regime speciale nel 2010 e ha fatturato, nel corso del 2009, una fornitura ad un ente pubblico per 3.000 euro più Iva di 600 euro, la cui esigibilità è differita ai sensi dell'art. 6, quinto comma, del dpr 633/72, dovrà tenere conto, nella dichiarazione Iva 2010, di tale imposta a debito, anche se non ha ancora ricevuto il pagamento.

Prestazioni intracomunitarie scambiate dai contribuenti minimi

La riforma della territorialità scattata nel 2010 ha posto la questione del trattamento applicabile alle prestazioni di servizi c.d. «generici» scambiate da contribuenti minimi con operatori di altri stati membri.

Sulla questione, invero non ben disciplinata a livello comunitario, l'Agenzia delle entrate, ritenendo di poter applicare la medesima disciplina prevista per gli scambi di beni, con la circolare n. 36/2010 ha fornito le indicazioni sintetizzate nello schema. Secondo la circolare, le prestazioni rese dal contribuente minimo italiano ad altri operatori (comunitari e non), come pure le medesime prestazioni acquisite da committenti nazionali presso operatori comunitari che si avvalgono del regime delle piccole imprese, si configurano come operazioni soggette a tassazione nel paese di origine.

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