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Giro di vite sui figli contesi

del 02/09/2010
di: di Debora Alberici
Giro di vite sui figli contesi
Giro di vite sui figli contesi. Rischia una condanna penale, e di dover risarcire il danno morale, il coniuge affidatario del minore che nega all'ex, anche una sola volta, di vedere il figlio, violando quanto stabilito dal giudice della separazione.

È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 32562 di ieri, ha confermato la condanna inflitta dalla Corte d'appello di Bologna (e prima ancora quella del Tribunale, quattro mesi di reclusione) a una mamma che si era rifiutata di rispettare gli incontri fissati dal giudice della separazione fra l'ex marito e la figlia adolescente.

Non solo. La donna dovrà risarcire il padre anche del danno che i giudici di merito, con verdetto confermato e reso definitivo dalla Suprema corte, hanno quantificato in 3 mila euro.

Insomma la sesta sezione penale ha ritenuto corrette le valutazione fatte dai giudici bolognesi che, si legge in sentenza, «con proprio ragionamento probatorio, hanno descritto le prove e in base a esse hanno ritenuto che vi fu una consapevole condotta volta a eludere le statuizioni del giudice civile circa il diritto di visita del padre alla figlia minore; condotta realizzabile anche con un solo atto che rilevi la dolosa elusione del dovere di rispettare le decisioni del giudice sull'affidamento e l'esercizio dei diritti inerenti la potestà genitoriale».

Ancora più dura la posizione della Procura generale della Corte di cassazione che, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 4 giugno, aveva chiesto al Collegio di dichiarare il ricorso della donna inammissibile.

Va sottolineato come la mamma era stata accusata inizialmente anche del reato di sottrazione di minore dal quale era stata poi assolta dai giudici del capoluogo emiliano.

In questa materia non mancano le oscillazioni della giurisprudenza. Il comune denominatore che si presta però a interpretazioni assai diverse è quello per cui la punibilità del genitore che nega l'incontro scatta soltanto nel caso in cui il comportamento sia fraudolenta e diretto a impedire un sano rapporto fra l'altro genitore e il figlio. A giugno di quest'anno la Cassazione ha depositato un'altra sentenza che fece discutere molto e secondo cui la responsabilità non scatta nel caso in cui la visita sia stata negata dal genitore per motivi di lavoro. In particolare con la sentenza n. 23274 i giudici affermarono che «in materia di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento dei giudice, ai fini della configurazione del reato di cui all'art. 388, comma 2, c.p. concernente l'elusione di un provvedimento del giudice relativo all'affidamento di minori, il concetto di elusione non può equipararsi puramente e semplicemente a quello di inadempimento, occorrendo, affinché possa concretarsi il reato, che il genitore affidatario si sottragga con atti fraudolenti o simulati, all' adempimento del suo obbligo di consentire le visite del genitore non affidatario, ostacolandole, appunto, attraverso comportamenti implicanti un inadempimento in mala fede e non riconducibile a una mera inosservanza dell'obbligo».

Ma non basta. Molto spesso anche le malattie «banali» del bambino giustificano il fatto che l'incontro possa saltare. Con un'altra interessante decisione di quest'anno (la numero 736) la Corte di cassazione ha infatti affermato che non è reato rifiutarsi di lasciare il minore al genitore non affidatario nei giorni consentiti, qualora il bambino sia ammalato. Il diniego è legittimo se basato su certificati sottoscritti dal medico curante, in base all'importanza rivestita dall'obbligo di tutela della condizione di salute del minore, che prevale sul diritto del genitore a trascorrere del tempo con il figlio.

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