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Restauratori solo con la laurea

del 01/09/2010
di: di Benedetta Pacelli
Restauratori solo con la laurea
Restauratori doc a partire dal prossimo anno accademico. Per ottenere la qualifica professionale di restauratore di beni culturali, infatti, dal 2011, bisognerà seguire un percorso formativo universitario o equivalente non inferiore a cinque anni. È l'effetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22/1/2004 n 42) che non solo stabilisce regole precise per ottenere il titolo ed essere iscritti nel primo elenco dei professionisti per chi già esercita la professione da anni (il termine per presentare le domande scade il 30 settembre) ma mette in chiaro anche come ottenerlo per il futuro. E l'unica strada sarà appunto quella di una vera e propria laurea magistrale. Ma come saranno strutturati i nuovi corsi? A disciplinarne le modalità ci pensa un decreto interministeriale università-beni culturali che i tecnici dei due ministeri stanno mettendo a punto e che ItaliaOggi è in grado di anticipare, che mette nero su bianco i criteri e i livelli di qualità che i nuovi corsi di laurea dovranno avere per abilitare alla professione di restauratore. Addio quindi a scuole regionali, corsi o accademie strutturare su percorsi formativi di durata biennale o triennale: queste, alcune della quali sperimentano già da anni il 3+2, dovranno adeguarsi alla nuova disciplina se vorranno rilasciare il titolo, oppure con il triennio potranno abilitare esclusivamente all'attività di diagnostica del restauro. Resta, comunque, il problema di tutti quei neolaureati a corsi universitari che però non possedevano i requisiti necessari e aderenti al nuovo Codice dei beni culturali. Per questi il direttore generale del ministero dell'istruzione, università e ricerca guidato da Mariastella Gelmini sta cercando una soluzione.

I nuovi corsi

La formazione del restauratore di beni culturali quindi sarà strutturata in un corso a ciclo unico articolato in 300 crediti formativi spalmati su cinque anni. Le università dovranno garantire «l'attribuzione a ciascun insegnamento attività di un congruo numero intero di crediti formativi» evitando così la parcellizzazione delle attività formative. Trenta, poi, il numero massimo degli esami e 90 quello dei crediti formativi che dovranno essere acquisiti obbligatoriamente nelle attività di laboratorio. Particolare importanza, infatti, verrà attribuita all'attività pratica: per garantire infatti uno standard di qualità minimo dell'insegnamento, circa l'80% delle attività tecnico-didattiche dovrà essere svolta su manufatti «qualificabili come beni culturali ai sensi del codice», secondo accordi ad hoc con le stesse soprintendenze. Inoltre l'attività formativa pratica e di tirocinio applicativo deve essere svolta sotto la guida di docenti appartenenti allo specifico profilo professionale e gli insegnamenti relativi alla parte tecnico-didattica di restauro dovranno essere affidati a restauratori di beni culturali.

L'accreditamento

Ma non tutti potranno attivare i corsi, ma solo quegli atenei e accademie che avranno avuto il via libera della commissione interministeriale Mibac-Miur. Questa si occuperà di verificare se le strutture formative possiedono i requisiti adeguati. La richiesta di accreditamento dovrà infatti essere corredata da una documentazione che attesti l'individuazione delle strutture e delle dotazioni tecniche disponibili, l'indicazione del personale docente, amministrativo e tecnico, i regolamenti del peroros formativo e la disponibilità di reperimento dei manufatti per le attività tecnico-didattiche.

Esame finale e diploma

L'esame finale dei corsi di formazione è articolato in due prove, una di carattere applicativo che consiste in un intervento pratico-laboratoriale e una di carattere teorico-metodologico che verterà sulla discussione di un elaborato scritto. Qualora la prima prova non venga superata il candidato potrà ripetere l'esame nella sessione successiva.

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