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Errori giudiziari, vittime più tutelate

del 31/08/2010
di: di Debora Alberici
Errori giudiziari, vittime più tutelate
Più tutelate le vittime degli errori giudiziari. Ha diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione l'indagato sottoposto a custodia cautelare, anche se la misura è scattata per sua stessa responsabilità, qualora fin dall'inizio il gip aveva a disposizione gli elementi necessari per escludere gravi indizi di colpevolezza. A questa conclusione sono giunte le Sezioni unite penali della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 32383 del 30 agosto 2010, hanno accolto il ricorso dell'amministratore delegato di un'azienda che era stato sottoposto a custodia cautelare nell'ambito di un'inchiesta per bancarotta fraudolenta. L'uomo era stato poi assolto dalle accuse e per questo aveva chiesto la riparazione per l'ingiusta detenzione, lamentando, in particolare, il fatto che il gip presso il tribunale di Lecce disponeva fin dall'inizio di tutti gli elementi necessari per escludere le condizioni di applicabilità della misura cautelare. Una tesi, questa, che ha incontrato il favore delle Sezioni unite penali della Corte di cassazione che hanno risolto il contrasto affermando il principio secondo cui «la circostanza dell'avere dato o concorso a dare causa alla misura custodiale per dolo o colpa grave opera quale condizione ostativa al riconoscimento del diritto all'equa riparazione per ingiusta detenzione anche nella ipotesi, prevista dal secondo comma dell'art. 314 c.p.p., di riparazione per sottoposizione a custodia cautelare in assenza delle condizioni di applicabilità di cui agli artt. 273 e 280 c.p.p.; tale operatività non può peraltro concretamente esplicarsi, in forza del meccanismo causale che governa la condizione stessa, nei casi in cui l'accertamento dell' insussistenza ab origine delle condizioni di applicabilità della misura custodiale avvenga sulla base degli stessi precisi elementi che aveva a disposizione il giudice del provvedimento della cautela, e in ragione esclusivamente di una loro diversa valutazione».
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