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Consolidato domestico indigesto

del 06/08/2010
di: di Simona Canzonetta e Giuseppe Ripa
Consolidato domestico indigesto
Resta poco appetibile il consolidato fiscale domestico. Nonostante i tentativi che si stanno facendo per renderlo attraente. Basta leggere l'art. 35 della legge n. 122/2010 di conversione del decreto n. 78/2010. Si è interventi infatti solo a livello procedurale cercando di inserire maggior equilibrio tra i soggetti ricompresi nel perimetro di consolidamento nei confronti dell'amministrazione finanziaria e nel regolamento degli eventuali rapporti processuali.

Che il consolidato fiscale domestico sia stato un flop lo testimoniano le scarse adesioni allo stesso.

Le negatività sostanziali che si sono via via stratificate attorno ad esso sono note. Innanzitutto la catena societaria ovvero l'identificazione del perimetro di consolidamento che, in virtù della necessità di ancorarsi al mantenimento del controllo di diritto, ne limitava l'operatività, fatto salvo per quelle entità che mantenevano all'origine una partecipazione totalitaria. Poi le scarse tutele della minoranza nei confronti della società dominante. Poi ancora la regolamentazione dei rapporti finanziari compensativi tra la partecipata in perdita e la consolidante in utile la quale ultima poteva avvantaggiarsi di tale negatività a livello di riduzione del carico impositivo. Non di meno, gli obblighi abbondantemente previsti dall'art. 121 per la società controllata e quelli di cui al successivo articolo per la controllante potevano annoverarsi tra le perplessità. Non ultimo infine quel coacervo di regole sulla responsabilità certamente non tranquillizzanti di cui all'art. 127 del Tuir. In sostanza tale «incentivo» è risultato appetibile solo per le realtà di maggiori dimensioni le quali hanno avuto interesse a fagocitare le perdite delle controllate.

Questo il motivo per cui, interventi per certi versi coraggiosi ed innovativi come quello in discorso, al pari della tassazione per trasparenza di cui agli artt. 115 e 116 del Tuir, sono di fatto naufragati. Ma vediamo cosa è cambiato con la manovra estiva.

Accertamento

Il legislatore ha aggiustato il dpr n. 600/1973 relativo alle disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi intervenendo con l'aggiunta dell'art. 40-bis rubricato «Rettifica delle dichiarazioni dei soggetti aderenti al consolidato nazionale». L'innesto è finalizzato a migliorare l'efficienza dell'azione amministrativa e a realizzare una maggiore tutela del diritto alla difesa dei contribuenti sottoposti al controllo nel particolare ambito del consolidato nazionale.

Innanzitutto al comma 1 si specifica che, ai fini dell'Ires, «il controllo delle dichiarazioni proprie presentate dalle società consolidate e dalla consolidante nonché le relative rettifiche, spettano all'Ufficio dell'Agenzia delle entrate competente alla data in cui è stata presentata la dichiarazione». La vera novità la si rinviene tuttavia al comma 2 laddove si puntualizza che le rettifiche del reddito complessivo e le correlate sanzioni di ciascun soggetto partecipante al consolidato «sono effettuate con unico atto, notificato sia alla consolidata che alla consolidante».

In sostanza, dal 1° gennaio 2011 con riferimento ai periodi di imposta per i quali, alla predetta data, sono pendenti i termini accertativi, vi sarà solo un atto unico, notificato dall'Ufficio competente in base al domicilio della società accertata in luogo del modello binario di accertamento.

Quindi si snellisce il procedimento in quanto vengono meno i due livelli accertativi consequenziali e le competenze territoriali diverse. Il primo livello coinvolge il reddito della consolidata oggetto di rettifiche mentre il secondo interessa la società o l'ente consolidante riguardo al reddito complessivo globale; dunque alla rettifica operata in capo alla consolidata consegue sempre la rettifica del consolidato.

Adesso, basta un atto ed entrambi i soggetti coinvolti nell'accertamento partecipano sin da subito alle diverse fasi del procedimento, eliminando, in parte, il coacervo di atti e competenze che negli anni hanno creato non pochi disagi. Ciò, come precisa la Relazione illustrativa, in considerazione della responsabilità solidale tra soggetto consolidante e ciascuna società consolidata, prevista dall'art. 127 del Testo unico.

L'avvicinamento all'istituto del litisconsorzio necessario, espressamente previsto dalla norma, appare logico perché il legislatore intende garantire una omogeneità di giudicati. Va da sé che l'obbligazione si estingue se ad effettuare il pagamento delle somme scaturenti dall'atto unico è la consolidata o la consolidante.

È poi fatta salva la possibilità di scomputare le perdite di periodo del consolidato, non utilizzate, fino a concorrenza del loro importo, dai maggiori imponibili rettificati ma, come detta il comma 3, per ottenere tale scomputo occorrerà presentare un'apposita istanza su richiesta della consolidante entro il termine di proposizione del ricorso. In tal caso il termine per l'impugnazione dell'atto è sospeso di 60 giorni per entrambi i soggetti dando modo, così, all'Agenzia di procedere al ricalcolo delle eventuale maggiore imposta dovuta, insieme agli interessi ed alle sanzioni correlate e comunicarlo, entro 60 giorni dalla presentazione dell'istanza, alla consolidante ed alla consolidata coinvolte. Per avere contezza delle modalità, dei contenuti nonché delle attività dell'Ufficio si attende un provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate.

Conseguenze

Bisognerà valutare l'incisività, anche giuridica, riconducibile a tali passaggi, i quali si snodano tra la richiesta di compensazione obbligatoria nel momento in cui si vuole scomputare (da rendersi entro il termine di proposizione del ricorso), la sospensione dei termini processuali di impugnativa dell'atto accertativo per sessanta giorni e la comunicazione da effettuarsi a cura dell'ufficio in quanto sollecitato dal contribuente. Questa infatti rappresenta, laddove negativamente resa, un rifiuto espresso o, nel silenzio, un atteggiamento teso a negare la predetta compensazione. Con quel che ne segue in termini di sua impugnabilità, non tanto come atto espresso di per sé (art. 19 del dlgs n. 546 del 1992), bensì come provvedimento amministrativo inquadrabile nella oramai estesa competenza delle commissioni tributarie ex-art. 2 del medesimo provvedimento.

La stretta connessione tra i soggetti ricompresi nel perimetro di consolidamento ha imposto anche la modifica dell'accertamento con adesione il quale si svolge nel suo ambito legando a sé consolidante e partecipata.

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