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Le liti ultradecennali a giudizio

del 05/08/2010
di: di Cristina Bartelli
Le liti ultradecennali a giudizio
La chiusura delle liti ultradecennali davanti la Corte di giustizia Ue. La palla della rispondenza delle norme italiane rispetto a quelle comunitarie passa ai giudici di Lussemburgo. Per la Cassazione (ordinanza n. 18055 del 4 agosto 2010) il rischio è quello di configurare, tra l'altro, un aiuto di stato per la disposizione, introdotta dal decreto incentivi, che consente di chiudere le liti ultra decennali con il fisco pagando il 5% del valore del contenzioso. La conseguenza? Processo sospeso con trasmissione degli atti alla corte di giustizia che potrebbe anche fornire la sua risposta in 18 mesi. Mentre i contribuenti con i requisiti per chiudere il contenzioso con il fisco davanti la Cassazione hanno tempo fino al 24 agosto per presentare l'istanza di adesione in Cassazione.

La vicenda

A maggio, una importante azienda internazionale chiede durante l'udienza in Cassazione, l'applicazione, al proprio contenzioso, dell'articolo 2-bis del dl 40/2010, comunicando di aver provveduto a versare 1.106.701,40 pari, secondo la società, al 5% del valore della controversia che ammonta a 42.857.454 euro. Il presidente in quella sede ha invitato le parti, azienda e Agenzia delle entrate, in osservanza del principio di divieto delle decisioni a sorpresa, a svolgere le loro considerazioni sui possibili contrasti con il diritto comunitario proprio per un rinvio pregiudiziale alla Corte Ue.

L'ordinanza

interlocutoria

Nell'articolata ordinanza di rinvio l'estensore Enrico Altieri, formula cinque quesiti ai giudici europei (si veda tabella in pagina) e oltre la questione cardine della chiusura delle liti al 5% in contrasto o meno con la disciplina comunitaria si riaffaccia anche l'abuso di diritto.

In particolare i giudici pongono il problema se sia estensibile, quando ci siano parti transnazionali, come nel caso in esame, la disciplina dell'abuso di diritto anche alle imposte dirette.

«Ci si chiede», scrive Altieri, «se, ferma restando la competenza normativa degli stati membri a disciplinare gli strumenti di contrasto all'elusione fiscale in materia di imposte dirette nei casi meramente interni, non si configuri un interesse di rilevanza comunitaria nei casi, come quello di specie di vicende economiche transnazionali, nelle quali il ricorso a forme giuridiche non corrispondono ad autentiche transazioni economiche potrebbe essere configurato come un abuso di libertà fondamentali garantite dal trattato Ce, in primo luogo della libera circolazione di capitali». L'Italia dunque correrebbe il rischio, per i giudici, con l'introduzione della definizione agevolata delle liti ultradecennali, di violare l'obbligo di reprimere pratiche abusive.

Il secondo ordine dei problemi per i giudici è il rischio di violare la concorrenza fiscale soprattutto quando «come nel caso in esame», si legge nell'ordinanza, «la sottrazione al dovere di pagare il tributo dovuto è avvenuta mediante pratiche abusive».

La rinuncia all'imposizione, poi, creerebbe una discriminazione a favore dei soggetti, soprattutto imprese, che hanno sede in Italia o dispongono di stabili organizzazioni. Per la Corte di cassazione, poi, un problema è rappresentato dal fatto che la giurisprudenza comunitaria sul condono Iva non ha specificato se la rinuncia dell'amministrazione finanziaria avvenga nella fase amministrativa o nella fase processuale. La Corte ricorda, infatti, che la propria giurisprudenza ha riconosciuto che il principio di intangibilità dell'imponibile Iva non si applica ai casi di definizione agevolata della lite ma soltanto a quelli in cui vi è stata la totale rinuncia alla pretesa tributaria.

Sulla questione degli aiuti di stato la Corte di cassazione osserva che la quasi totale rinuncia del potere impositivo in cui la misura del 5% si sostanzia, comporta per i contribuenti-imprese un vantaggio di cui però beneficia un numero ristretto di soggetti.

La Corte analizza che queste misure, configurate dagli stessi giudici come condoni, potrebbero non costituire aiuto di stato nella misura in cui migliorino il sistema della riscossione. E per mettersi al riparo, secondo i giudici, da censure di questo tipo la strada era quella dell'invio della notifica alla commissione come previsto per le regole sugli aiuti di stato.

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