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Federalismo municipale, primo ok

del 05/08/2010
di: di Francesco Cerisano
Federalismo municipale, primo ok
L'autonomia impositiva dei comuni diventa realtà. Con la cedolare secca sugli affitti, al via dal 2011, il trasferimento ai municipi del gettito dei tributi sulla casa, l'imposta comunale sul possesso e la compravendita di immobili e quella opzionale che semplificherà il quadro delle tasse locali (entrambe vedranno la luce nel 2014) i sindaci diventeranno padroni delle proprie risorse e non saranno più dipendenti dai trasferimenti statali. È l'effetto del decreto legislativo attuativo del federalismo fiscale che ha ricevuto ieri il primo via libera dal consiglio dei ministri e, dopo la pausa estiva, passerà all'esame della Conferenza stato-regioni e del parlamento per poi tornare a palazzo Chigi per l'ok definitivo. Ancora presto, dunque, per azzardare previsioni e cifre, visto che la materia appare sempre più un cantiere aperto. E lo dimostra quanto accaduto ieri in cdm. Rispetto alla bozza di dlgs approvata in preconsiglio (si veda ItaliaOggi di ieri), il governo ha modificato il testo finale in più punti. A cominciare dall'aliquota della cedolare secca sugli affitti, che dal 25% è scesa al 20%, dopo le critiche sulla scarsa convenienza del meccanismo per i proprietari con redditi sotto i 30 mila euro (si veda articolo a pag. 20). Anche l'imposta municipale propria che, assieme a quella secondaria opzionale, costituirà l'architrave della fiscalità comunale, ha subìto qualche ritocco. Rispetto al testo iniziale che risultava fuorviante perché sembrava lasciare ai comuni la decisione di istituire o meno il nuovo prelievo, è stata chiarita la natura obbligatoria del tributo che colpirà il possesso e il trasferimento della proprietà degli immobili. La tassa sul possesso (con aliquota ancora da definire che i comuni potranno aumentare o diminuire dello 0,3%) risparmierà la prima casa, ma andrà invece pagata sulle abitazioni di lusso. Quella sulle compravendite, invece, avrà un'aliquota ordinaria all'8% (altra novità dell'ultim'ora rispetto alla prima versione del testo che prevedeva il 7%, si veda ItaliaOggi di ieri) e una agevolata al 2% che si applicherà al trasferimento della prima casa e alle eredità. Nel suo complesso la nuova imposta comunale sostituirà l'Ici, l'Irpef (e relative addizionali) oggi pagata sui redditi fondiari relativi ai beni non locati, nonché le imposte di registro, ipotecaria, catastale, di bollo, sulle successioni e donazioni, le tasse ipotecarie e i tributi speciali catastali.

L'imposta municipale secondaria facoltativa, invece, potrà essere introdotta, anch'essa dal 2014, per semplificare il quadro della fiscalità locale. Potrà infatti sostituire, a discrezione dei comuni che prima consulteranno i cittadini con referendum, uno o più dei seguenti tributi locali: Tosap, Cosap, imposta comunale sulla pubblicità, diritti sulle pubbliche affissioni, canone per l'autorizzazione all'installazione dei mezzi pubblicitari, addizionale per l'integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza. Per il ministro della semplificazione, Roberto Calderoli, autonomia impositiva, fabbisogni standard e lotta all'evasione fiscale costituiscono un mix virtuoso «in grado di salvare questo paese, premiare i bravi amministratori e mandare invece a casa e per sempre chi male amministra». Dello stesso avviso Raffaele Fitto, ministro per gli affari regionali. «L'autonomia impositiva dei comuni», dichiara, «viene assicurata in forme moderne che semplificheranno il rapporto dei cittadini con il fisco e al contempo daranno stabilità ai bilanci comunali». Soddisfatta, ma al tempo stesso cauta l'Anci. «È stata ricostituita una situazione di normalità europea, riportando i comuni a un livello accettabile di autonomia finanziaria», ha commentato l'Associazione dei comuni in una nota. «I comuni vengono da una manovra che ha tagliato loro 4 miliardi di trasferimenti erariali e che l'Anci non ha accettato. Con questo decreto non sarà più possibile perché i trasferimenti faranno spazio all'autonomia e così ogni consiglio comunale se la vedrà con i propri cittadini elettori».

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