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Fisco e lavoro, patto anti-evasione

del 05/08/2010
di: di Daniele Cirioli e Ignazio Marino
Fisco e lavoro, patto anti-evasione
Fisco e contributi a braccetto nella lotta all'evasione e lavoro sommerso. Ministero del lavoro, Inps, Inail e Agenzia delle entrate hanno sottoscritto ieri un protocollo d'intesa per il coordinamento delle attività di vigilanza e rendere più efficace i controlli. Ciascun ente metterà a disposizione degli altri le proprie informazioni (dati delle aziende, risultati delle ispezioni, informazioni relative al Durc, elenco dei lavoratori percettori di ammortizzatori sociali ecc.) allo scopo, appunto, di innalzare le capacità di vigilanza sul lavoro e sulla legislazione sociale, nonché di migliorare l'efficienza delle azioni ispettive. L'accordo ha durata triennale salvo rinnovi. Ciascun ente, adesso, dovrà concordare con gli altri le modalità di messa a disposizione telematica degli archivi informatici (banche dati). Il documento firmato, dice una nota congiunta, «rappresenta l'ulteriore dimostrazione di come il coordinamento tra le istituzioni e l'utilizzo integrato dei dati raccolti per la gestione delle attività istituzionali costituiscano un ottimo strumento ai fini della lotta all'evasione fiscale e contributiva, nonché al lavoro irregolare». Il protocollo si inserisce infatti nell'ambito delle iniziative che il governo ha varato per rendere efficace la lotta all'evasione.

La riforma della vigilanza

Il protocollo ha radici lontane. La previsione originaria, infatti, risale alla riforma delle ispezioni (il dlgs n. 124/2004) che, tra l'altro, ha revisionato le funzioni ispettive in materia di previdenza e di lavoro, spostando l'obiettivo del controllo dal campo meramente formale a quello sostanziale. Uno dei propositi più interessati che si poneva la riforma era quello di evitare la duplicazione degli interventi ispettivi, stabilendo a tal fine che ciascuna amministrazione provvedesse a comunicare alle altre, tramite strumenti telematici, i nominativi dei datori di lavoro sottoposti ad ispezione.

Non solo. Stabiliva altresì che, proprio per consentire più facilmente questo scambio di informazioni, il ministero del lavoro provvedesse alla realizzazione di una banca dati delle aziende ispezionate.

A tanto provvede il protocollo siglato ieri. E prevede di più. Perché, nel frattempo, altre disposizioni normative sono arrivate (come la manovra estiva dello scorso anno, la Finanziaria del 2010 e la recente manovra finanziaria) che hanno affermato e ribadito che le attività di vigilanza sono rese più efficaci se c'è coordinamento fra gli enti preposti al controllo e quando gli ispettori possono disporre di banche dati con le informazioni di supporto.

Le informazioni accomunate

Il protocollo, come accennato, è stato sottoscritto da ministero del lavoro (che ha competenza sui rapporti di lavoro), Inps (che cura la previdenza), Inail (che cura l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e l'agenzia delle entrate (che ha funzioni sui tributi, quindi con maggiore competenza sull'evasione reddituale e fiscale); individua le tipologie di informazioni oggetto di interscambio. Nel dettaglio il ministero del lavoro mette a disposizione una banca dati con informazioni specifiche e anagrafiche delle comunicazioni obbligatorie (Co) sui rapporti di lavoro, i dati georeferenziati dei datori di lavoro, il calendario delle ispezioni, i verbali ispettivi e i dati degli illeciti penali; l'Inail i dati anagrafici e classificativi delle aziende, i verbali ispettivi, il calendario delle ispezioni, i dati delle richieste Durc e le denunce di nuovo lavoro temporaneo; l'Inps i dati anagrafici delle aziende e dei datori di lavoro attivi, i verbali delle ispezioni avvenute o in corso, i cassetti previdenziali, il calendario delle ispezioni, i nominativi dei lavoratori in godimento di trattamenti di sostegno al reddito (disoccupazione, cig, cigs, contratti solidarietà, indennità mobilità ecc.) e i datori di lavoro beneficiari di intervento di cassa integrazione, mobilità o altri ammortizzatori sociali; l'Agenzia delle entrate, infine, i dati anagrafici e dichiarativi, i verbali ispettivi, i dati di interesse emersi in sede di accertamento.

Indicatori di rischio irregolarità

Nel futuro, dunque, una vigilanza più efficiente ed efficace: a tanto mira il protocollo che vede, tra i benefici conseguibili sul campo, il monitoraggio costante delle aziende sottoposto a controllo; l'aumento della possibilità di accesso ai dati aziendali per pianificare le azioni di vigilanza mirate con riferimento ad obiettivi realizzabili e misurabili; e, soprattutto, la valutazione dei fenomeni discorsivi basati su indicatori di rischio di irregolarità. Un dato, quest'ultimo, che potrebbe alludere alla creazione di appositi «indici» per l'individuazione delle aziende a maggiore rischio evasione e, quindi, da sottoporre (prima) ad ispezione.

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