L'esclusione dei tagli. La correzione è arrivata con il maxiemendamento al disegno di legge di conversione del decreto 78/2010. Con il comma 21-bis all'articolo 6 sulla «riduzione dei costi degli apparati amministrativi» il governo ha chiarito che «le disposizioni del presente articolo non si applicano agli enti di cui al dlgs 509/94 (avvocati, ingegneri, geometri, consulenti del lavoro, giornalisti ecc.) e quelli di cui al dlgs 103/96 (periti industriali, infermieri, biologi, dottori agronomi e forestali, chimici, attuari ecc.). Il che vuol dire niente snellimento dei cda e dei collegi sindacali (rispettivamente a 5 e a 3 componenti) ma anche niente tagli alle diverse spese di rappresentanza.
Il patrimonio immobiliare. È su questo versante che si riduce l'autonomia gestionale degli enti dei professionisti. L'unica norma che vede un coinvolgimento diretto delle casse è contenuta all'articolo 8 del comma 15-bis. Di conseguenza: «Le operazioni di acquisto e vendita di immobili da parte degli enti pubblici e privati che gestiscono forme obbligatorie di assistenza e previdenza, nonché le operazioni di utilizzo, da parte degli stessi enti, delle somme rivenienti dall'alienazione degli immobili o delle quote di fondi immobiliari, sono subordinate alla verifica del rispetto dei saldi strutturali di finanza pubblica da attuarsi con decreto di natura non regolamentare del ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il ministro del lavoro e delle politiche sociali». Una norma criticata dall'Adepp (si veda intervista in pagina) anche perché i tempi del mercato non sono quelli della burocrazia. E in attesa dell'autorizzazione da parte dei ministeri, gli istituti previdenziali potrebbero perdere l'occasione di fare buoni affari. In questo caso, ai tavoli tecnici già istituiti presso il ministero del lavoro spetterà il compito di risolvere la problematica attraverso un regolamento che preveda un sistema in grado di accorciare i tempi.
Il ccnl dei dipendenti. Ma le casse non riescono ad uscire, però, anche dall'art. 9 che blocca il rinnovo del contratto collettivo dei dipendenti delle casse. Qui la soluzione è più semplice di quella ipotizzata per la gestione del patrimonio immobiliare. Sarà il ministero del lavoro con una circolare a interpretare, e quindi a escludere le casse dal blocco.
