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Il credito va solo a chi lo merita

del 29/07/2010
di: di Antonio Ciccia
Il credito va solo a chi lo merita
Credito al consumatore solo se lo merita. La valutazione del merito creditizio è una fase necessaria del finanziamento, ispirata alla trasparenza massima: se il credito viene negato perchè risulta segnalato negativamente, il consumatore ha diritto di sapere la ragione specifica. Questo uno dei tratti del restyling per il credito al consumo, previsto dal decreto legislativo attuativo della direttiva 2008/48, domani all'esame del consiglio dei ministri (si veda ItaliaOggi di ieri). Tra l'altro l'operazione di rinnovamento riguarda anche il nome: il credito al consumo diventa credito ai consumatori. La materia, inoltre, acquisisce una organica disciplina all'interno del Testo unico bancario, compreso il diritto al ripensamento e il diritto al rimborso anticipato (per cui si deve pagare una penale).

Ma vediamo come si articola la normativa.

Innanzitutto si precisa la definizione di credito ai consumatori direttamente nel Testo unico: tra gli elementi più significativi il fatto che la nozione comprende i finanziamenti di importo pari o superiore ai 200 euro fino a 75 mila euro. Anche lo sconfinamento sui conti correnti è considerato credito ai consumatori.

Il sistema della pubblicità viene regolamentato ex novo. L'articolo 123 del Testo unico bancario (Tub) pretende che negli annunci pubblicitari si deve fare sempre un esempio e deve essere chiaro il tasso, l'importo del credito, il taeg, servizi accessori, durata del contratto e anche l'ammontare delle singole rate (se determinabili).

Gli obblighi a favore del consumatore scattano fin dalla fase delle trattative: il consumatore ha diritto di sapere per filo e per segno le condizioni del contratto così da poterle confrontare con quelle dei concorrenti dell'istituto cui si è rivolto.

Ma soprattutto il finanziamento dovrebbe essere tagliato «su misura» in base alle reali esigenze e capacità di rimborso del consumatore.

Gli obblighi di informativa precontrattuale non sono, invece, a carico anche degli esercenti che agiscono come intermediari del credito e i cui compensi devono essere chiari.

Una fase importante dell'operazione (ora disciplinata dall'articolo 124 bis del Tub) è la verifica del merito creditizio. Prima della conclusione del contratto è a carico del finanziatore valutare il merito creditizio del cliente, seguendo un protocollo che sarà definito da Bankitalia.

La definizione del merito creditizio è finalizzato a una gestione migliore del credito, canalizzandolo in presenza di presupposto congrui con il buon fine del finanziamento.

Nella fase della definizione del merito creditizio è prevista la consultazione di banche dati, che danno informazioni sulla correttezza commerciale del consumatore.

La normativa in approvazione, all'articolo 125, offre al debitore uno strumento di garanzia: se il rifiuto della domanda di credito si basa sulle informazioni presenti in una banca dati, il finanziatore deve informare il consumatore immediatamente e gratuitamente del risultato della consultazione e degli estremi della banca dati. Addirittura i finanziatori devono mettere sul chi va là i consumatori e devono informarli dei possibili effetti restrittivi rispetto a ulteriori crediti derivanti dalle comunicazioni negative alle banche dati.

Peraltro è a carico dei finanziatore la verifica della esattezza e dell'aggiornamento delle informazioni fornite alle banche dati.

Si tratta di disposizioni che creano una griglia di tutele: si pensi all'ipotesi di dinieghi di finanziamenti motivati da notizie negative nei sistemi di informazione creditizia, che però riguardano un omonimo. L'attribuzione di notizie negative al soggetto sbagliato apre la possibilità di chiedere il risarcimento del danno e questa prospettiva è rafforzata dal decreto in commento.

La declaratoria dell'obbligo di inserire dati esatti e aggiornati crea una posizione di garanzia a carico del finanziatore che basa la responsabilità dello stesso in caso di inesattezze o dati ormai non più validi.

Quanto alla gestione del contratto va menzionata la disciplina espressa del diritto di recesso.

Il consumatore può recedere dal contratto entro 14 giorni: eventualmente si apre la fase delle reciproche restituzioni e cioè il consumatore restituisce il capitale entro 30 giorni, pagando gli interessi maturati. Altro momento che può creare conflitti è quello del rimborso anticipato. Il nuovo articolo 125 sexies del Tub prevede il diritto del consumatore di rimborso anticipato, da esercitarsi in qualsiasi momento (naturalmente una volta trascorso il termine del recesso).

In questo caso il consumatore non paga gli interessi e costi dovuti per la vita residua del contratto e, però, deve pagare il disturbo al finanziatore: gli è dovuto un indennizzo equo. Certo detto così potrebbe sembrare una noma aleatoria, ma la disposizione si preoccupa di fissare un tetto: l'1% o lo 0,5% dell'importo rimborsato in anticipo a seconda della durata residua, rispettivamente superiore a un anno o pari o inferiore a un anno. Ci sono anche alcune eccezioni all'indennizzo: contratti di assicurazione a garanzia del credito, contratto di apertura di credito, restituzione dell'intero debito residuo pari o inferiore a 10 mila euro.

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