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Verbale di conciliazione blindato

del 27/07/2010
di: La Redazione
Verbale di conciliazione blindato
Pubblichiamo il parere della Fondazione studi dell'Ordine dei consulenti del lavoro n. 21 del 22 luglio 2010

IL QUESITO

In quali casi il lavoratore può impugnare il verbale di conciliazione concluso in sede sindacale.

La risposta

La conciliazione in sede sindacale è immediatamente valida e non può essere impugnata nel termine di sei mesi previsto dall'art. 2113 c.c., comma 4. Infatti, l'assistenza fornita dal sindacato sottrae il lavoratore alla naturale condizione di soggezione nei confronti del datore di lavoro, facendo venire meno la possibilità per il dipendente di annullare la transazione o la rinuncia. Tuttavia, la validità della conciliazione in sede sindacale è subordinata alla sussistenza di alcuni requisiti.

CASI DI IMPUGNABILITÀ DEL VERBALE NEI 6 MESI

1) La giurisprudenza attualmente prevalente ritiene che la partecipazione del sindacato alla conciliazione deve essere effettiva, non essendo sufficiente una presenza meramente formale del rappresentante sindacale.

Tuttavia, se il sindacato è presente alla conciliazione, è onere del lavoratore provare che l'assistenza non sia stata effettiva

2) Per essere valida ai sensi dell'art. 2113 c.c., quarto comma, l'assistenza deve essere offerta dall'associazione cui il lavoratore abbia conferito mandato sindacale, con la conseguenza che altre forme di presenza o partecipazione di soggetti collettivi non sono ritenute idonee a sottrarre l'accordo conciliativo all'impugnativa del lavoratore

3) Un ulteriore motivo di invalidità del verbale di conciliazione definito in sede sindacale, è costituito dal mancato rispetto della procedura conciliativa stabilita nei contratti collettivi, inerente, ad esempio, la modalità di costituzione del collegio sindacale

CASI DI IMPUGNABILITÀ DEL VERBALE ANCHE OLTRE I 6 MESI

In alcune ipotesi, il verbale di conciliazione può essere impugnato perché mancano i requisiti che rendono valido il contratto (art. 1346 c.c.). In questi casi, la transazione è nulla ai sensi dell'art. 1418, secondo comma, c.c., sicché il lavoratore la può impugnare anche oltre il termine di sei mesi previsto dall'art. 2113 c.c. (l'azione di nullità è imprescrittibile ai sensi dell'art. 1422 c.c.).

1) Il lavoratore, anche se aderente ad un sindacato, deve sottoscrivere personalmente l'accordo di conciliazione, ovvero conferire una procura ad hoc a conciliare al rappresentante sindacale.

Infatti, il rapporto che deriva dall'iscrizione al sindacato, di per sé, non conferisce al sindacato stesso il potere di stipulare rinunzie o transazioni aventi ad oggetto i diritti individuali dei lavoratori iscritti.

Pertanto, in mancanza di procura ad hoc, l'accordo sindacale a fini transattivi non è valido nei confronti dei dipendenti che non lo abbiano sottoscritto.

Tuttavia, si ritiene possibile che il lavoratore presti acquiescenza alla conciliazione già conclusa da un'associazione sindacale a cui è iscritto, o mediante una ratifica espressa, ovvero mediante un comportamento concludente, purché la sua volontà risulti inequivoca

2) Il verbale di rinuncia o transazione deve avere ad oggetto un diritto determinato o anche solo determinabile mediante l'interpretazione del documento, ovvero tramite il concorso di altre circostanze desumibili aliunde, da cui si riesca a dedurre il chiaro intento del lavoratore di abdicare ai propri diritti.

Pertanto, la genericità o l'indeterminabilità dell'oggetto del verbale di conciliazione, legittima il lavoratore ad agire in giudizio a tutela di quei diritti che non siano stati specificamente individuati (o non siano individuabili) come oggetto della rinuncia o della transazione

Infatti, in presenza di una transazione o rinuncia avente ad oggetto un diritto indeterminato (o indeterminabile), è escluso che sussista una effettiva volontà e consapevolezza del lavoratore di privarsi dei propri diritti, richiesta ai fini della validità dell'atto di disposizione. Ad esempio, una generica rinuncia ad ogni pretesa inerente il «risarcimento del danno a qualsiasi titolo richiesto» è stata ritenuta, di per sé, non sufficiente a dimostrare la effettiva consapevolezza del lavoratore di dismettere il proprio diritto, con conseguente azionabilità dello stesso in sede giudiziale

3) Le rinunce e le transazioni devono avere ad oggetto diritti già maturati e acquisiti nel patrimonio del lavoratore, il quale non può dismettere un diritto ancora in via di maturazione, o addirittura destinato a sorgere solo in futuro, essendo in tal caso l'accordo radicalmente nullo per mancanza dell'oggetto

4) Per la transazione, uno dei requisiti essenziali di validità è rappresentato dalla sussistenza di una lite reale da transigere, e quindi di una pretesa che sia contrastata dalla controparte

5) Infine, la conciliazione in sede sindacale può essere oggetto di azione di annullamento, con termine di prescrizione quinquennale, in caso sussistano vizi nel consenso fornito dal lavoratore, quali l'errore – essenziale e riconoscibile dall'altro contraente – la violenza o il dolo.

Ad esempio, l'errore del lavoratore può consistere nella mancata comprensione di un accordo di esodo anticipato, sottoscritto nel convincimento che l'oggetto della conciliazione sia unicamente la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro (in cambio di un certo maggior numero di mensilità di retribuzione), e non anche la rinuncia alle differenze retributive maturate durante il rapporto .

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