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Riforma condivisa. Solo sulla carta

del 27/07/2010
di: di Ignazio Marino e Gabriele Ventura
Riforma condivisa. Solo sulla carta
«Di una cosa le altre categorie possono stare certe: noi non staremo a guardare la fine di tre professioni che hanno compiuto 80 anni di vita e che per altrettanto tempo hanno servito questo paese. Non cederemo agli interessi di parte». Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali è saltato sulla sedia non appena ha letto l'ultima presa di posizione del direttivo del Cup per ricordare alle tre categorie (le altre due sono geometri e periti agrari) interessate a creare un albo unico dei tecnici che qualunque accorpamento fra professioni potrà avvenire senza modificare competenze e titoli professionali (si veda ItaliaOggi del 24 luglio 2010). Uno stato d'animo condiviso anche da Fausto Savoldi e Andrea Bottaro.

La polemica. Ad accendere la miccia della polemica era stato un confronto, all'indomani della consegna del documento di principi unitario sottoscritto da tutti gli ordini al ministro della giustizia Angelino Alfano, fra il coordinamento dei tre collegi interessati a fondere i loro albi (Cogepapi) e alcuni parlamentari. Fra i presenti anche Maria Grazia Siliquini (Pdl), autrice di un ddl che piace molto a periti industriali, periti agrari e geometri perché nel riformare le professioni vorrebbe cancellare le sezioni B degli altri ordini e creare un super albo per i laureati triennali (si veda ItaliaOggi del 22 e del 23 luglio). Ora, il ddl che Alfano dovrà scrivere dovrebbe sostituire tutte le iniziative parlamentari già all'esame del parlamento. Invece i tre collegi dei tecnici diplomati continuano a sponsorizzare il ddl Siliquini che, al contrario, è osteggiato da architetti, ingegneri e agrotecnici. Motivo per cui la presidenza del Cup per voce di Marina Calderone ha fatto un richiamo al rispetto del documento.

La replica. «Saremo fedeli al documento condiviso», spiega Jogna, «che non dice da nessuna parte che devono essere mantenute le sezioni b come nulla dice che devono essere soppresse», spiega Jogna. Che aggiunge: «Non siamo contrari al fatto che la politica ascolti il parere di tutte le categorie in vista di una possibile fusione fra albi, ma chiediamo che il legislatore si assuma la responsabilità di scelte fondamentali per il bene del paese tenendo presente le posizioni di tutti ma non facendosi vincolare da queste. Lo snellimento del comparto tecnico è la vera riforma delle professioni, tutto il resto è un aggiustamento. Dal 2001 in poi con il dpr 328», continua Jogna, «si è data la possibilità a chi consegue una laurea triennale di andare a fare una professione per la quale non ha studiato. È questo il paese che vogliamo? Oppure è arrivato il momento di creare dei professionisti con una preparazione seria e approfondita. Voglio ribadire», conclude il numero uno del Cnpi, «due cose fondamentali. La prima, sono un perito industriale e non mi interessa né per me né per la categoria che rappresento qualsiasi titolo professionale diverso da quello per cui mi sono abilitato. La seconda, non abbiamo bisogno di nuove competenze, né tanto meno ci interessa prenderle da qualche altra categoria. Con la riforma scolastica noi abbiamo gli anni contati. Senza una riforma delle professioni che abbia chiaro questo non si va da nessuna parte. E noi non staremo a guardare il tempo che passa mentre gli altri, consulenti del lavoro in testa (la professione della Calderone), si proiettano verso un futuro che noi non possiamo avere senza un adeguato restyling della legge».

Dello stesso avviso Andrea Bottaro, presidente del collegio nazionale dei periti agrari. «Intendiamo sanare al più presto la situazione che si è creata dal 2001 con il dpr 328», ha spiegato. «In questo senso ci troviamo d'accordo con il progetto di riforma che sta portando avanti Maria Grazia Siliquini. La nostra posizione è semplice, non vogliamo acquisire nuovi titoli o nuove competenze. Inoltre, non abbiamo mai parlato di fusione con le altre due categorie tecniche, ma di unione. Nel senso che abbiamo intenzione di unirci mantenendo intatta la nostra storia. Comprendiamo la posizione di chi non vuole abolire le sezioni B, ma non siamo d'accordo e a questo punto aspettiamo di vedere che cosa ne pensa il parlamento».

Intenzionato a portare avanti la propria battaglia anche Fausto Savoldi, presidente del consiglio nazionale dei geometri. «L'invenzione delle sezioni B è un assurdo giuridico», ha detto, «un tentativo maldestro di eliminare gli ordini dei diplomati che oggi sono ordini dei laureati. Siamo decisi a portare avanti la nostra battaglia, condivisa anche da alcune forze politiche, anche perché le obiezioni che ci vengono opposte sono molto fragili. E su questo punto il documento condiviso con Cup e Pat non dice nulla. Le sezioni B vanno eliminate perché sappiamo che il 90% dei laureati triennali prosegue con una laurea magistrale e quindi si tratta a tutte gli effetti di un albo di transito».

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