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Cause lunghe sugli aiuti di stato

del 24/07/2010
di: pagina a cura di Debora Alberici
Cause lunghe sugli aiuti di stato
Nei giudizi relativi al recupero degli aiuti di Stato cade il termine (90 giorni) entro il quale il giudice deve decidere la causa. La Corte costituzionale, infatti, con la sentenza n. 281 del 23 luglio 2010, ha dichiarato illegittima la norma (articolo 1, comma 3, terzo periodo, del decreto-legge 8 aprile 2008, n. 59) che prevede la definitiva perdita di efficacia della sospensione della cartella di pagamento.

I giudici ricordano che questa disposizione prevede la perdita di efficacia del provvedimento che ha sospeso l'efficacia del titolo di pagamento, allo scadere del termine di 90 giorni dalla data di emanazione del provvedimento stesso, con possibilità di conferma, ad istanza di parte, per ulteriori 60 giorni, col decorso dei quali la perdita di efficacia comunque si realizza. Si è in presenza, dunque, di un effetto legale che consegue al mero decorso del tempo, prescindendo da ogni verifica sulla persistenza (o magari l'aggravamento) delle circostanze che avevano condotto al provvedimento di sospensione, rispetto alle quali il giudice resta privato di ogni potere valutativo. E ciò con la previsione di un termine che, pur se prorogato, è in ogni caso contenuto nella durata massima di centocinquanta giorni.

La norma è dunque in contrasto con la Carta fondamentale perché «essa rende asimmetrica la posizione delle parti, con conseguente lesione del principio costituzionale di parità, in quanto la perdita di efficacia del provvedimento di sospensione del titolo, collegata al mero decorso di un breve arco di tempo, consente all'ente, che ha proceduto ad iscrivere a ruolo il presunto credito, di azionarlo in via esecutiva pur in presenza delle condizioni che avevano condotto il giudice a disporre la sospensione stessa, così attribuendogli una ingiustificata posizione di vantaggio».

Ma non è ancora tutto. Secondo il Collegio la disposizione cozza anche con il principio del giusto processo. Sul punto si legge nel passaggio successivo che la ragionevole durata del processo, ribadita dall'art. 111 della Costituzione in coerenza con l'art. 6, primo comma, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, «se è diretta a disporre che il processo stesso non si protragga oltre certi limiti temporali, assicura anche che esso duri per il tempo necessario a consentire un adeguato spiegamento del contraddittorio e l'esercizio del diritto di difesa, di cui il diritto di avvalersi di una sufficiente tutela cautelare è componente essenziale». Infatti, anche questo aspetto è compreso nel canone della ragionevole durata. Pertanto, l'automatica cessazione del provvedimento di sospensione dell'efficacia esecutiva del titolo, in assenza di qualsiasi verifica circa la permanenza delle ragioni che ne avevano determinato l'adozione, si risolve in un deficit di garanzie che rende la norma censurata non conforme alla Carta fondamentale.

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