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I ritardi della p.a. strozzano il comparto dei tecnici

del 22/07/2010
di: La Redazione
I ritardi della p.a. strozzano il comparto dei tecnici
Architetti a progetto. Ma anche ingegneri, geologi, periti e geometri stanno facendo i conti con la crisi di liquidità che attraversa trasversalmente la pubblica amministrazione, le grandi opere e le commesse private. Prima si lavora, poi si incassa. Forse. È l'effetto a tenaglia che, da una parte, ha costretto gli enti pubblici a tagliare drasticamente i costi, dilatando a dismisura i tempi di pagamento; dall'altra ha spinto le imprese a ridurre significativamente i loro investimenti, spostando la corresponsione della parcella solo alla fine dell'esecuzione lavori. In mezzo ci sono i professionisti. «Il 40% delle amministrazioni pubbliche paga con ritardi compresi tra i quattro e gli otto mesi, ma ci sono casi, soprattutto nelle Asl, dove i pagamenti superano l'anno», sostiene Roberto Tretti, responsabile area Ambiente e Territorio di Confprofessioni. «Anche la committenza privata ha stretto i cordoni della borsa e i professionisti vengono retribuiti soltanto a risultato acquisito, senza acconti o anticipi». Il perdurare dei ritardi nei pagamenti sta mettendo alle corde architetti e ingegneri. «Stiamo diventando una banca», commenta amaro Tretti «anticipiamo i costi e incassiamo oltre le scadenze». A rendere ancora più amara la solitudine del professionista davanti alla crisi ci sono altri due elementi: la corsa ai ribassi e l'assenza di un sostegno finanziario adeguato da parte delle banche. «Dall'introduzione della legge Bersani a oggi sono saltati tutti i parametri di riferimento tariffari», aggiunge Tretti, «dobbiamo fare sconti e ribassi fino al 60-70% per aggiudicarci una commessa. I nostri studi hanno una forbice talmente divaricata che sono sull'orlo del collasso economico». E non mancano casi estremi: in Veneto l'ordine degli architetti ha avviato un procedimento contro uno studio che si è aggiudicato una gara grazie a un ribasso del 92%. Allo sportello il disagio è ancora più palpabile. «Gli istituti bancari non prevedono per la libera professione alcuna forma di credito agevolato», conclude Tretti. «Il valore immateriale dello studio, fondato sulla capacità intellettuale del professionista non ha alcun valore commerciale e le banche non riescono a trovare riferimenti per garantire il merito di credito di uno studio professionale. Paradossalmente, un negozio di chincaglierie cinesi vale molto di più di un'attività che progetta ponti o costruisce case».
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