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Serre fotovoltaiche I sardi ci credono

del 22/07/2010
di: di Espedito Ausilio
Serre fotovoltaiche I sardi ci credono
La Sardegna batte tutti sul tempo e centra l'obiettivo delle agro-energie con un piano strategico sul fotovoltaico in serra. Con un decreto firmato ieri dall'assessore regionale all'agricoltura, Andrea Prato, la regione sarda avrà, prima in Italia, una regolamentazione specifica con l'obiettivo di realizzare decine di mini impianti non invasivi per favorire lo sviluppo di serre fotovoltaiche adibite a coltivazione orticola o florovivaistica. Cinquecento i megawatt complessivi previsti, pari a circa 700 ettari di serre. Per Andrea Prato «si tratta di una rivoluzione per il futuro dell'agricoltura sarda, ma anche per l'ambiente e l'occupazione». La regione prevede che, nel giro di tre anni il progetto sarà a regime, e presenterà numeri ambiziosi, che porteranno (oltre a un impatto energetico e ambientale pari a zero) alla stabilizzazione dei prezzi al consumo e a una maggior produzione a costi più bassi. Con un effetto traino sull'occupazione (circa 6 mila nuovi posti di lavoro). Inoltre, la regione Sardegna, in una nota diffusa ieri annuncia che «sfrutterà al meglio il cosiddetto decreto salva-Alcoa che, rispetto alle altre regioni italiane escluse dal provvedimento, consente di mantenere il medesimo incentivo sul conto energia». L'operazione del fotovoltaico in serra, che tradotta in megawatt varrà quasi la metà dell'attuale capacità energetica del fotovoltaico in Italia, non ha precedenti in Italia e, secondo gli uffici dell'assessorato agricolo, «si rivelerà un'operazione strategica anche sul fronte energetico per i consumi dei sardi». Lo sviluppo di 500 Mw in agricoltura equivale infatti a 750 milioni di kilowattora, oltre il triplo rispetto all'attuale impiego energetico del comparto. E se un Mw soddisfa il consumo di 400 famiglie, dice la regione, «significa che 500 Mw soddisferebbero i consumi di 200 mila famiglie, ovvero la metà degli abitanti dell'isola, raggiungendo gli stessi risultati fatti segnare dalle regioni del Nord Italia con la costruzione delle dighe per lo sfruttamento delle centrali idroelettriche». Ma con un impatto ambientale sicuramente inferiore e con la fondamentale aggiunta della produzione agricola. Sul versante strettamente ambientale, poi, la produzione di 500 Mw di energia pulita equivalgono a 181 tonnellate di petrolio (TEP) e ad una mancata emissione di Co2 pari a 543 tonnellate.

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