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Reati sessuali, misure a scelta del giudice

del 22/07/2010
di: Alba Mancini
Reati sessuali, misure a scelta del giudice
La Consulta boccia alcune norme della legge sulle misure di sicurezza e stalking varate l'anno scorso. D'ora in poi il giudice potrà scegliere di applicare all'indagato per reati sessuali la custodia cautelare in carcere o altre misure. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale che, con la sentenza n. 265 di ieri, ha bocciato in parte le nuove norme, più restrittive, in materia di misure cautelari per chi è indagato per violenza sessuale, atti sessuali con minori e induzione o sfruttamento della prostituzione minorile. Per i giudici delle leggi il decreto n.11/2009 viola i principi costituzionali nella parte in cui prevede che, quando sussistano gravi indizi di colpevolezza per i suddetti reati, debba essere applicata la custodia cautelare in carcere, escludendo così la possibilità del giudice di optare per un altro tipo di misura cautelare anche quando questo sia opportuno alla luce di «specifici elementi acquisiti».

A sollevare la questione di legittimità costituzionale erano stati i gip di Belluno e Venezia, nonché il tribunale del Riesame di Torino. In sostanza la Corte ha ricordato che il «tratto saliente» del regime inerente le custodie cautelari «conforme al quadro costituzionale» è quello di «non prevedere automatismi né presunzioni», ma si esige piuttosto che «le condizioni e i presupposti per l'applicazione di una misura cautelare restrittiva della libertà personale siano apprezzati e motivati dal giudice sulla base della situazione concreta». Dunque, «per quanto odiosi e riprovevoli - si legge in un passaggio chiave della sentenza - i fatti che integrano i delitti in questione ben possono essere e in effetti spesso sono meramente individuali, e tali, per le loro connotazioni, da non postulare esigenze cautelari affrontabili solo e rigidamente con la massima misura». La norma sulla quale è caduta la scure del Giudice delle leggi, quindi, viola l'articolo 3 della Costituzione «per l'ingiustificata parificazione dei procedimenti relativi ai delitti in questione a quelli concernenti i delitti di mafia, l'articolo 13, primo comma, «quale referente fondamentale del regime ordinario delle misure cautelari privative della libertà personale», e l'articolo 27 «in quanto attribuisce alla coercizione processuale tratti funzionali tipici della pena”.

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