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Restauratori, due di picche

del 20/07/2010
di: Pagina a cura di Benedetta Pacelli e Ignazio Marino
Restauratori, due di picche
Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi dà un due di picche ai restauratori. Nulla da fare, a ottobre i requisiti per esercitare cambieranno (un bando per selezionare gli abilitati e una prova di idoneità). Secondo fonti misteriali, Bondi sarebbe anche disponibile ad aprire un confronto con il comparto. Ma non sulle modalità di accesso. La scorsa settimana, infatti, i restauratori erano saliti sul Colle della presidenza della Repubblica per consegnare una petizione sottoscritta da 7.500 operatori del settore. A Giorgio Napolitano l'appello, quindi, di farsi portavoce presso il ministro della necessità di aprire un dialogo con gli operatori e ripensare il decreto ministeriale 29/09/09 emanato in riferimento all'art. 182 del nuovo «Codice dei beni culturali e del paesaggio». Ma di fronte all'ultima protesta dei sindacati di categoria Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil relativa alla proroga (la terza in un anno) al 30 settembre 2010 del bando per l'acquisizione del titolo, le stesse fonti ministeriali spiegano a ItaliaOggi che «le possibili modifiche alla norma di riferimento sono già state fatte». Rimane solo una via allora per le associazioni di categoria: sperare che le sentenze dei tribunali amministrativi sui ricorsi sollevati, giudichino illegittima la norma stessa, costringendo il ministero a rimetterci mano.

La norma. La nuova legge prevede che il titolo di restauratore spetti solo a chi ha frequentato le tre uniche scuole statali, l'Opificio delle pietre dure di Firenze, l'Istituto centrale di restauro di Roma e la Venaria reale di Torino, o a chi sia in possesso di una laurea specialistica quinquennale accompagnata da due anni di pratica. Tutti gli altri, che in questi anni si sono formati nelle scuole regionali, devono integrare gli attestati in loro possesso con certificazioni della soprintendenza che documentino gli anni di lavoro svolto. Inizialmente gli anni di attestazione dell'attività professionale dovevano riferirsi a periodi precedenti al 2001, ora invece fino al 31 luglio 2009. E in caso di mancato possesso di titoli o dell'esperienza necessaria al conseguimento della qualifica, il soggetto dovrà sottoporsi alla prova di idoneità.

Le possibili modifiche. Ed è proprio sulla prova di idoneità e quindi, sull'attuazione della norma a livello regolamentare che dal ministero danno un possibile segnale di apertura. Il riferimento va, per esempio, alla durata della prova a quiz, o a una migliore articolazione dei contenuti delle prove tematiche, così come sollevato dalla protesta. Ma, ribadiscono dai beni culturali, nessun negoziato a livello politico sui principi generali della norma. Proprio quella però sulla quale pendono molti giudizi promossi dalle associazioni di categoria. Di questi, già passati in decisione lo scorso 11 maggio al Tar del Lazio, si attendono ora solo le sentenze.

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