La norma. La nuova legge prevede che il titolo di restauratore spetti solo a chi ha frequentato le tre uniche scuole statali, l'Opificio delle pietre dure di Firenze, l'Istituto centrale di restauro di Roma e la Venaria reale di Torino, o a chi sia in possesso di una laurea specialistica quinquennale accompagnata da due anni di pratica. Tutti gli altri, che in questi anni si sono formati nelle scuole regionali, devono integrare gli attestati in loro possesso con certificazioni della soprintendenza che documentino gli anni di lavoro svolto. Inizialmente gli anni di attestazione dell'attività professionale dovevano riferirsi a periodi precedenti al 2001, ora invece fino al 31 luglio 2009. E in caso di mancato possesso di titoli o dell'esperienza necessaria al conseguimento della qualifica, il soggetto dovrà sottoporsi alla prova di idoneità.
Le possibili modifiche. Ed è proprio sulla prova di idoneità e quindi, sull'attuazione della norma a livello regolamentare che dal ministero danno un possibile segnale di apertura. Il riferimento va, per esempio, alla durata della prova a quiz, o a una migliore articolazione dei contenuti delle prove tematiche, così come sollevato dalla protesta. Ma, ribadiscono dai beni culturali, nessun negoziato a livello politico sui principi generali della norma. Proprio quella però sulla quale pendono molti giudizi promossi dalle associazioni di categoria. Di questi, già passati in decisione lo scorso 11 maggio al Tar del Lazio, si attendono ora solo le sentenze.
