Consulenza o Preventivo Gratuito

Rating, agenzie trasparenti

del 20/07/2010
di: Antonio Ciccia
Rating, agenzie trasparenti
Agenzie di rating più trasparenti con il controllo degli investimenti dei dipendenti. Insomma chi deve valutare il mercato finanziario non deve farsi influenzare dal proprio portafoglio di investimenti. E questo non contrasta con il codice della privacy. Lo ha stabilito il Garante con un provvedimento di cui ha dato notizia nella propria newsletter n. 340 del 19 luglio 2010. Si tratta di una autorizzazione a trattare i dati senza il consenso degli interessati in virtù del bilanciamento dell'interesse alla riservatezza con altre esigenze meritevoli di tutela: in questo caso la trasparenza dei mercati.Il Garante, dunque, ha autorizzato una società di rating a trattare, anche senza consenso, i dati dei propri dipendenti e quelli delle persone a loro strettamente legate, al fine verificare l'eventuale presenza di conflitti di interesse nell'attività svolta nel settore finanziario. Sia la normativa statunitense (sede della capogruppo della società di rating) sia la normativa europea (Regolamento Ce n.1060/2009) impongono alle agenzie di credito del rating di adottare misure che prevengano conflitti d'interesse. Grazie all'autorizzazione la società può raccogliere e utilizzare i dati relativi agli strumenti finanziari, e alle operazioni ad essi connesse, di cui risultino detentori i dipendenti. Il trattamento potrà essere esteso anche alle persone a loro strettamente legate (familiari e conviventi). A una condizione. L'agenzia di rating dovrà inoltre fornire a tutti gli interessati e quindi a i propri dipendenti un'adeguata e puntuale informativa comprensiva in lingua italiana.

Con un altro provvedimento (del 10 giugno 2010) il Garante si è occupato di webcam all'interno di esercizi commerciali. Nel caso specifico si è trattato di due negozi in una cittadina calabrese in cui erano installate webcam a scopo di sicurezza. Il Garante ha bocciato l'impianto, in quanto non rispettoso delle norme dello Statuto dei lavoratori che vietano il controllo a distanza dei dipendenti. Tra l'altro il sistema di ripresa non era segnalato da cartelli e l'installazione non aveva seguito le procedure, che impongono un previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna, o a ricorrere infine all'Ispettorato del lavoro (art. 4 Statuto dei lavoratori). Nel caso concreto i lavoratori erano stati solo sommariamente avvertiti della presenza delle telecamere.

Non è risultata una valida difesa l'uso sporadico delle telecamere: la Cassazione afferma che il divieto di controllo a distanza dell'attività lavorativa vale anche per i controlli discontinui.

In materia di marketing, poi, con sette provvedimenti rivolti ad altrettanti gestori telefonici, il Garante ha regolamentato l'uso dei dati aggregati, raggruppati cioè per categorie omogenee a seconda dei livelli di spesa, di traffico, età, professione, fasce orarie utilizzate, telefonate nazionali o internazionali ecc.

Le aziende interessate devono chiedere una verifica preliminare da parte del Garante e in ogni caso dovranno utilizzare dati aggregati, dai quali non sia possibile risalire direttamente all'identità dell'utente. Da rivedere, anche, l'informativa resa alla clientela che dovrà contenere un esplicito richiamo all'attività di profilazione e alla avvenuta verifica preliminare da parte del Garante. Con un ultimo provvedimento il Garante dà una mano agli insegnanti precari autorizzando meno adempimenti per una società che intende offrire ai docenti precari un servizio on-line per orientarsi tra le graduatorie e comprendere meglio le reali opportunità di impiego. In sostanza si tratta dell' esonero dall'informativa, impossibile da rendere a causa dell'altissimo numero degli interessati.

vota