Consulenza o Preventivo Gratuito

I triennali restino nell'albo ingegneri

del 17/07/2010
di: di Gabriele Ventura
I triennali restino nell'albo ingegneri
Gli ingegneri con laurea triennale devono restare nell'albo degli ingegneri. Senza nessuna equiparazione di titoli e competenze professionali con geometri, periti industriali e periti agrari. Questa la richiesta deliberata all'unanimità dai consiglieri della sezione B degli ordini provinciali degli ingegneri, riunitisi a Roma nei giorni scorsi per discutere della proposta di progetto di legge di riforma delle professioni presentata alla camera da Maria Grazia Siliquini. Un monito che vale anche per qualsiasi altra riforma delle professioni, visto anche il progetto a cui Pat (il coordinamento dei tecnici) r Cup (il comitato unitario delle professioni) stanno lavorando in questi giorni per consegnarlo al ministro della giustizia Angelino Alfano.

Con l'equiparazione, infatti, secondo gli iuniores, in accordo con il consiglio nazionale e l'assemblea dei presidenti, si decreterebbe una grave ingiustizia sociale ai danni di intere generazioni di giovani professionisti. I consiglieri della sezione B, insomma, hanno ribadito «la ferma volontà di rimanere all'interno degli albi degli ordini degli ingegneri cui naturalmente sentono di appartenere per similitudine di formazione accademica» e hanno dichiarato «la loro assoluta e piena contrarietà ad eventuali tentativi di annessione degli attuali e futuri laureati di primo livello da parte di talune categorie professionali tecniche». L'assemblea ha poi lanciato un appello alle istituzioni, «affinché intervengano per evitare che venga perpetrata questa grave ingiustizia sociale ai danni di intere generazioni di giovani che hanno creduto nei nuovi percorsi accademici e investito in anni di duro studio universitario ma che oggi hanno solo il forte sospetto che dietro l'alibi di riduzione degli ordini professionali si celino altre finalità molto meno nobili quali la promozione, sul campo, a laureato di chi laureato non è o l'usurpazione di più appetibili competenze e titoli professionali che non competono loro o, ancora, la sostenibilità di talune casse previdenziali».

vota