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Detrazione salvata dalla correzione

del 17/07/2010
di: di Sandro Zuliani
Detrazione salvata dalla correzione
Qualora sussistano i presupposti per la detrazione dell'Iva, il diritto non può essere negato a causa di errate indicazioni nella fattura del fornitore, che siano state successivamente corrette prima della decisione dell'autorità fiscale. Questo, in estrema sintesi, il principio sancito dalla corte di giustizia Ue con la sentenza 15 luglio 2010 nel procedimento pregiudiziale C-368/09, promosso dai giudici ungheresi e riguardante la corretta interpretazione dell'art. 178 della direttiva 112 del 2006, secondo cui, per poter esercitare il diritto alla detrazione dell'Iva, il soggetto passivo deve essere in possesso di una fattura redatta conformemente agli articoli da 220 a 236 e agli articoli 238, 239 e 240. In base all'art. 226, la fattura deve contenere, tra l'altro, la data in cui è effettuata o ultimata la cessione di beni o la prestazione di servizi. Nel corso di un controllo, l'amministrazione fiscale rilevava che un'impresa aveva detratto l'Iva risultante da fatture emesse da subappaltatori, che riportavano l'errata indicazione della data di ultimazione delle prestazioni; successivamente, i subappaltatori provvedevano ad annullare le fatture e ad emetterle con le indicazioni corrette. L'amministrazione, tuttavia, negava comunque la detrazione, eccependo anche che le fatture correttive e le note di accredito riportavano numerazioni distinte. Ne scaturiva una controversia, sospesa per sottoporre alla corte di giustizia la questione della conformità della normativa e della prassi nazionale che escludono il diritto alla detrazione dell'Iva se la fattura conteneva inizialmente indicazioni errate e la successiva rettifica non rispetta tutte le condizioni stabilite dalle norme nazionali. La corte ha osservato che, dal fascicolo di causa, risulta che quando l'autorità tributaria ha negato la detrazione era già in possesso delle fatture rettificate; la possibilità di rettifica è prevista dalla direttiva, la quale non impone che fatture e note di accredito appartengano alla stessa serie di numerazione. Pertanto nella fattispecie, la normativa nazionale non è conforme alla direttiva.
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