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Rimborsi Iva vietati

del 17/07/2010
di: di Franco Ricca
Rimborsi Iva vietati
Èconforme alla normativa comunitaria la legislazione nazionale che non consente agli operatori extracomunitari che effettuano operazioni assicurative o finanziarie di ottenere il rimborso dell'Iva. È quanto emerge dalla sentenza 15 luglio 2010, C-528/08, con la quale la corte di giustizia delle Comunità ha respinto il ricorso per inadempimento che la commissione europea aveva presentato contro il Regno Unito. Ad avviso della commissione, la norma britannica che, nell'ambito della disciplina del rimborso dell'Iva ai soggetti stabiliti fuori della Comunità, esclude tale possibilità in relazione all'imposta pagata per effettuare, al di fuori della Comunità, operazioni assicurative o finanziarie, è in contrasto sostanziale con i principi della direttiva Iva, nonostante tale esclusione sia prevista dalla direttiva stessa. In effetti, la direttiva, pur ammettendo in generale, per i soggetti stabiliti nell'Ue, il diritto alla detrazione anche per l'imposta assolta per effettuare le predette operazioni fuori dalla Comunità, nel disciplinare, con la tredicesima direttiva, il rimborso, a condizione di reciprocità, per i soggetti extracomunitari, non menziona fra l'imposta rimborsabile quella afferente gli acquisti destinati alle predette operazioni. Secondo la commissione, però, questa esclusione non è giustificata dai principi generali e potrebbe dipendere da un errore del legislatore comunitario, per cui la normativa del Regno Unito, nel recepirla, si porrebbe in contrasto con l'ordinamento sovranazionale.

Nella sentenza, la corte ha osservato che, diversamente da quanto sostenuto dalla commissione, la tredicesima direttiva non si limita a disciplinare le modalità formali di applicazione del diritto al rimborso dell'Iva, ma prevede talune deroghe, per cui le

le disposizioni di detta direttiva devono essere considerate come una legge speciale rispetto alla disciplina generale della direttiva Iva (sesta direttiva del 1977, poi rifusa nella direttiva 112 del 2006). Dopo avere confutato le ragioni sistematiche della commissione, la sentenza, in merito all'ipotesi di un errore del legislatore comunitario, afferma che non spetta alla corte adottare interpretazioni intese a correggere l'operato del legislatore. Inoltre, non si può contestare al Regno Unito, la cui disciplina nazionale è conforme alla formulazione chiara e precisa della tredicesima direttiva, di essere venuto meno agli obblighi derivanti da detta disposizione, per il fatto che avrebbe omesso di procedere ad un'interpretazione diretta a correggere tale disposizione, allo scopo di conformarsi alla logica generale del sistema comune dell'Iva e di rimediare ad un errore del legislatore comunitario. Per costante giurisprudenza della corte, il principio di certezza del diritto esige che una normativa dell'Ue consenta agli interessati di conoscere esattamente la portata degli obblighi che essa impone loro. Vero è che questa giurisprudenza si riferisce ai rapporti tra i singoli e la pubblica autorità; tuttavia, per la corte essa è valida anche nell'ambito della trasposizione di una direttiva fiscale, ove non si può ignorare la formulazione chiara e precisa della disposizione comunitaria.

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