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Una proroga per i rimborsi Iva

del 16/07/2010
di: di Sandro Zuliani
Una proroga per i rimborsi Iva
Sei mesi in più per richiedere il rimborso dell'Iva pagata all'estero: l'istanza di restituzione dell'imposta relativa agli acquisti effettuati nel 2009 potrà essere presentata entro il 31 marzo del 2011, anziché entro il 30 settembre 2010. È quanto prevede una proposta di direttiva adottata ieri dalla commissione europea. L'esecutivo comunitario sollecita inoltre l'uniformazione delle nuove procedure dei vari paesi membri, attivate quest'anno in seguito al recepimento della direttiva 2008/9/CE del 12 febbraio 2010. La proposta di differire il termine in fase di esordio delle nuove regole è motivata con l'esigenza di salvaguardare l'esercizio del diritto al rimborso dei contribuenti, reso difficoltoso dai ritardi e dalle difficoltà nell'attuazione della nuova disciplina da parte degli stati membri. Osserva infatti la commissione che, secondo la direttiva 9 del 2008, già dal 1° gennaio 2010 i paesi Ue avrebbero dovuto attivare i portali web per la trasmissione, esclusivamente per via elettronica, delle istanze da presentare a decorrere da tale data, anche relativamente agli acquisti effettuati dai soggetti passivi in stati membri diversi da quelli di residenza nel corso del 2009. In realtà, però, in alcuni paesi sono stati registrati ritardi nell'attivazione dei portali (l'ultimo dei quali è entrato in funzione soltanto a metà maggio); in altri casi si sono verificati problemi tecnici di funzionamento della procedura. In effetti, com'è noto, anche l'Italia si è contraddistinta per la ritardata attuazione della complessiva riforma prevista dal cosiddetto «vat package», costituito dalle direttive n. 8, 9 e 117 del 2008. Il recepimento delle direttive, infatti, è formalmente avvenuto con il dlgs n. 18/2010, apparso sulla Gazzetta Ufficiale solo il 19 febbraio 2010, nel cui ambito sono state riviste anche le regole sul rimborso dell'Iva assolta all'estero, con la modifica dell'art. 38-ter del dpr 633/72 e l'inserimento degli articoli 38-bis1 e 38-bis2; conseguentemente, il provvedimento istitutivo della procedura telematica per la presentazione dell'istanza di rimborso è stato emanato dall'agenzia delle entrate il 1° aprile 2010. Pertanto, restando alla situazione domestica, le imprese italiane interessate al recupero dell'Iva pagata all'estero non hanno potuto presentare l'istanza fino a quando non è stato attivato il portale elettronico; adesso, inoltre, si trovano alle prese con gli inevitabili problemi di adattamento alla nuova procedura (proprio qualche giorno fa l'agenzia ha pubblicato sul sito internet oltre quaranta risposte ai dubbi più frequenti manifestati dai contribuenti nelle scorse settimane, come segnalato da ItaliaOggi nell'edizione di ieri).

In questo contesto, dunque, la commissione, non mancando di sottolineare di avere ricevuto molti reclami da parte delle aziende, ha ritenuto di passare all'azione per assicurare l'effettività del diritto dei contribuenti al recupero dell'Iva, predisponendo a tal fine la proposta di direttiva che prevede di prorogare dal 30 settembre 2010 al 31 marzo 2011 il termine per la presentazione delle richieste di rimborso concernenti gli acquisti sostenuti nel 2009 (per quelli sostenuti nell'anno in corso, il termine ordinario è il 30 settembre 2011).

Ma c'è dell'altro, ed è forse il passaggio più interessante per i contribuenti. La commissione rileva che gli stati membri «hanno pareri diversi sull'applicazione della direttiva da un punto di vista tecnico»; in effetti, secondo la direttiva, ciascuno stato membro è pienamente responsabile della progettazione del portale web nazionale. Appare quindi necessario, ad avviso della commissione, istituire un meccanismo efficiente per armonizzare alcune disposizioni particolareggiate, sulle quali esistono attualmente margini di discrezionalità dei vari paesi che pregiudicano il buon funzionamento del sistema. A tal fine, la proposta di direttiva prevede di affidare all'esecutivo comunitario il potere di adottare, previo parere favorevole del comitato permanente per la cooperazione amministrativa, le disposizioni tecniche occorrenti a realizzare la completa interoperabilità del sistema a livello europeo, in modo da evitare, in sostanza, un «fai da te» che si riflette negativamente sulle imprese.

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