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Il verbale non ha fede privilegiata

del 15/07/2010
di: pagina a cura di Debora Alberici
Il verbale non ha fede privilegiata
D'ora in avanti sarà più difficile accertare la guida pericolosa. Infatti in questo caso il verbale degli agenti non ha fede privilegiata, come avviene invece per il passaggio con semaforo rosso, e il giudice può annullarlo in relazione alle circostanze provate dall'automobilista, senza necessità, cioè, della querela di falso. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 15108 del 2010, che suona come un cambio di rotta rispetto a una giurisprudenza orma consolidata, ha respinto il ricorso del comune di Reggio Emilia. È il caso di un automobilista multato per guida pericolosa. In sostanza l'uomo era passato a gran velocità a un incrocio ma non era rimasto coinvolto in nessun incidente. La polizia municipale lo aveva multato ma lui aveva impugnato il verbale sostenendo che per quel tipo di infrazione, implicante una valutazione da parte degli agenti accertatori, non c'è fede privilegiata. La tesi dell'automobilista è risultata vincente di fronte al Giudice di pace di Reggio Emilia ed è stata confermata e resa definitiva in Cassazione. In particolare la seconda sezione civile ha motivato che «il verbale di accertamento per guida pericolosa, siccome fondato su una valutazione costituente il portato di un giudizio dei verbalizzanti che implica un'attività di elaborazione da parte degli stessi, è privo dell'efficacia probatoria privilegiata prevista dall'art. 2700 cod. civ., con la conseguenza che le sue risultanze sono soggette al prudente apprezzamento del giudice in sede di opposizione, potendo, peraltro, essere contrastate anche con mezzi istruttori ordinari». Ma non basta. Con motivazioni brevi quanto esplicative i giudici del Palazzaccio hanno fornito una sorta di vademecum delle infrazioni dove la parola degli agenti è praticamente inoppugnabile, a meno che l'automobilista non decida di querelare gli accertatori instaurando un altro processo con scarse probabilità di successo. In proposito si legge in sentenza che «secondo l'articolo 141 C.d.S., la pericolosità della condotta di guida deve essere desunta dalle caratteristiche e dalle condizioni della strada e del traffico e da ogni altra circostanza di qualsiasi natura. Essa di per sé non costituisce, come bene ha colto il giudicante, un fatto storico, che possa essere attestato, ma è il portato di un giudizio, di una valutazione sintetica, che è desunta dagli elementi indicati dal legislatore. Il giudizio di pericolosità implica un'attività di elaborazione da parte dell'agente accertatore, il quale deve rilevare i fatti che stanno avvenendo (condizione del veicolo, della strada, del traffico) e sottoporli a critica, per desumerne la valutazione di congruità ai criteri di buona condotta di guida o, appunto, di pericolosità». Da ciò deriva che «detta valutazione è priva di efficacia probatoria privilegiata e che il giudice di pace ha correttamente interpretato l'articolo 2700 c.c.». Con le ultime interpretazioni la Suprema corte aveva conferito, ai verbali degli agenti di polizia, la fede privilegiata.

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