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E-commerce alla cassa per l'Iva

del 15/07/2010
di: di Franco Ricca
E-commerce alla cassa per l'Iva
Entro martedì 20 luglio le imprese extracomunitarie che svolgono attività di commercio elettronico diretto nell'Ue e che hanno scelto di identificarsi in Italia devono presentare all'agenzia delle entrate, per via telematica, la dichiarazione delle operazioni effettuate nel secondo trimestre 2010 nei confronti di privati consumatori comunitari e versare l'Iva complessivamente dovuta. L'obbligo è previsto dalle disposizioni sul regime speciale transitorio, prorogato in sede Ue al 31/12/2014.

Il regime speciale. L'art. 74-quinquies del dpr 633/72, recependo la direttiva 2002/38/CE, ha introdotto un regime speciale Iva per le imprese stabilite fuori della Comunità che nell'area comunitaria prestano servizi di e-commerce a privati consumatori, prestazioni che, com'è noto, si considerano effettuate nel paese in cui è stabilito il consumatore. Questo criterio speciale di territorialità, già previsto nel previgente art. 7, quarto comma, del dpr 633/72, con la riforma del dlgs 18/2010 è stato ricollocato nell'art. 7-sexies, lett. f), il quale dispone appunto che le prestazioni di servizi rese tramite mezzi elettronici da soggetti stabiliti al di fuori del territorio della Comunità nei confronti di committenti non soggetti passivi d'imposta, si considerano effettuate in Italia quando il committente è domiciliato nel territorio dello stato, oppure è ivi residente senza avere stabilito il domicilio all'estero.

Costituiscono servizi di e-commerce, tra gli altri, quelli elencati nell'allegato II alla direttiva 112/2006 (nel riquadro), ma ulteriori precisazioni sono contenute negli artt. 11 e 12 del regolamento n. 1777 del 17 ottobre 2005, contenente disposizioni di applicazione della direttiva Iva, ove si chiarisce, per esempio, che costituisce servizio di e-commerce la fornitura di spazio pubblicitario, compresi i cd. banner.

Il regime speciale mira ad agevolare le imprese extracomunitarie nell'esecuzione degli adempimenti Iva connessi alle prestazioni di servizi elettronici rese a privati consumatori stabiliti nell'area comunitaria, prevedendo, in conformità alla citata direttiva (le cui disposizioni sono state trasfuse negli artt. 357 e seguenti della direttiva Iva consolidata), che tali imprese, se non identificate ai fini Iva in un altro stato membro, possono assolvere gli adempimenti d'imposta registrandosi in Italia e indirizzando alla nostra amministrazione finanziaria le dichiarazioni e i versamenti relativamente a tutte le operazioni di commercio elettronico verso privati consumatori Ue.

L'impresa che intenda registrarsi in Italia deve compilare e trasmettere per via elettronica la dichiarazione di identificazione, riportante anche l'eventuale codice fiscale attribuito dal proprio stato e l'attestazione di mancata registrazione ai fini Iva in altri paesi comunitari.

Gli adempimenti. Una volta registrata, l'impresa dovrà presentare per ciascun trimestre solare, entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre di riferimento, una dichiarazione dalla quale devono risultare, tra l'altro:

- l'ammontare delle prestazioni di e-commerce effettuate nel trimestre, distintamente per ciascuno stato membro di domicilio o residenza dei committenti, al netto dell'Iva

- le aliquote ordinarie applicate in relazione allo stato membro dei committenti (ossia l'aliquota del 20% sulle prestazioni rese a consumatori italiani, quella del 15% sulle prestazioni rese a consumatori lussemburghesi, e così via)

- l'ammontare dell'Iva spettante a ciascuno stato membro.

L'imposta complessivamente dovuta deve essere versata, al momento della presentazione della dichiarazione, su un conto bancario in euro ed affluisce su una contabilità speciale; successivamente l'amministrazione italiana provvede a ripartire il tributo tra i vari paesi, in base ai dati di dettaglio riportati nella dichiarazione.

La dichiarazione, dovuta anche in assenza di operazioni, va trasmessa per via telematica attraverso il servizio «V@t on e-service» sul sito internet dell'agenzia.

Le imprese che si avvalgono del regime speciale non possono detrarre dall'imposta dovuta quella relativa agli acquisti di beni e servizi ed alle importazioni effettuati nel territorio dello stato, in connessione all'attività d'impresa; tale imposta, se detraibile ai sensi dell'art. 19, può però essere chiesta direttamente a rimborso secondo le disposizioni della direttiva 86/560/CEE (art. 38-ter, dpr 633/72, nel testo sostituito dal dlgs n. 18/2010). Le imprese sono esonerate dagli obblighi del titolo II del dpr 633/72, ma hanno l'obbligo di conservare, per un periodo di dieci anni decorrenti dalla fine dell'anno di effettuazione delle transazioni, idonea documentazione delle transazioni stesse, che potrà essere richiesta sia dall'amministrazione dello stato di identificazione sia da quella del paese di consumo.

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