Consulenza o Preventivo Gratuito

Antitrust, una stangata ai geologi

del 14/07/2010
di: di Ignazio Marino
Antitrust, una stangata ai geologi
L'Antitrust ha sanzionato l'Ordine dei geologi con una multa di 14.254 euro per aver posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza. Lo si legge nel Bollettino dell'Autorità presieduta da Antonio Catricalà diffuso ieri. L'Antitrust, con il provvedimento n. 21279, ha infatti dichiarato restrittivi della concorrenza gli articoli del codice deontologico della categoria guidata da Pietro Antonio De Paola, che di fatto reintroducono l'inderogabilità delle tariffe. Secondo l'Agcm «la disciplina deontologica applicabile agli iscritti all'Ordine nazionale, concernente la determinazione del compenso professionale» induce «i geologi a non assumere condotte autonome nell'individuazione dei prezzi delle proprie prestazioni professionali, ma piuttosto a uniformare i rispettivi comportamenti economici mediante l'applicazione della tariffa professionale», determinando «una restrizione della concorrenza». Inoltre «la restrittività dell'intesa è rafforzata dalla previsione del potere sanzionatorio dell'Ordine nei confronti degli iscritti, attribuito dall'art. 40 del codice deontologico al Consiglio nazionale dei geologi», e dall'obbligo «di rispettare il decoro e la dignità nella determinazione del compenso», con riferimento alle tariffe stesse.

La sanzione arriva al termine di un'istruttoria avviata dall'Antitrust per verificare l'adeguamento delle categorie al nuovo dettato normativo introdotto con le liberalizzazioni di Bersani. Il decreto legge 223/2006, infatti, fra le altre cose, ha cancellato l'inderogabilità dei minimi tariffari. Il Cng, nel corso dei diversi confronti con il garante, ha avuto modo di sostenere come «le tariffe professionali siano poste anche a tutela della dignità e del decoro del professionista; esse, pertanto, sarebbero necessarie ed è necessario il controllo su di esse operato dagli ordini professionali secondo l'ordinamento giuridico costituito dall'art. 33, comma 5, della Costituzione, dall'art. 2233 cod. civ., e dagli artt. 2222, 2229 e 2238 cod. civ., che opera una fondamentale distinzione tra professionista e attività organizzata in forma di impresa, non potendo essere messo in dubbio che l'art. 2233 cod. civ. possa essere applicato anche dagli ordini professionali». Di conseguenza per il Cng, «non può essere richiesto ad alcun lavoratore, libero professionista ovvero dipendente, di rinunciare alla dignità e al decoro nello svolgimento della propria attività professionale o lavorativa, in quanto previsto dalla Costituzione». Obiezioni non accolte dall'Autorità da sempre ferma sul principio che i professionisti sono impresa e quindi si devono uniformare alla disciplina Antitrust. Di conseguenza ha deciso, dopo anni di avvertimenti, di utilizzare il pugno di ferro con i geologi ricorrendo all'articolo 15, comma 1, della legge n. 287/90. Quest'ultima, infatti, prevede che l'Agcm, nei casi di infrazioni gravi, disponga l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino al dieci per cento del fatturato realizzato da ciascuna impresa nell'ultimo esercizio, considerate la gravità e la durata dell'infrazione.

vota