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L'Europa rinazionalizza gli ogm

del 14/07/2010
di: di Luigi Chiarello
L'Europa rinazionalizza gli ogm
Uno spicchio di politica agricola lascia l'Europa e torna in mano agli stati membri. Che potranno presto decidere se coltivare o meno ogm sul loro territorio. O su porzioni di esso. La cessione di sovranità non è frutto delle insistenze nazionali, ma di una proposta avanzata dalla stessa commissione europea, figlia della constatazione che, negli ultimi vent'anni, i paesi membri dell'Unione non sono mai riusciti a raggiungere né una maggioranza a favore, né una contro gli ogm. Così l'esecutivo Barroso, ieri, ha proposto l'aggiunta di un articolo alla direttiva 2001/18/CE (il n. 26-ter) che, una volta approvato, consentirà a tutti gli stati membri di limitare o vietare la coltivazione di ogm sul proprio territorio. Lo stop nazionale potrà scattare per qualunque motivo. E nel deciderlo i governi non dovranno più far ricorso alla clausola di salvaguardia. Né, le loro decisioni dovranno essere autorizzate dalla Commissione europea. Per i governi resterà un solo adempimento da svolgere: informare gli altri stati membri dell'Unione e la stessa commissione europea delle restrizioni che intendono adottare; avviso che dovranno recapitare un mese prima che scatti il blocco. Ovviamente, i singoli esecutivi nazionali saranno comunque chiamati a rispettare i principi generali dei trattati e del mercato unico, in coerenza con gli obblighi internazionali assunti dall'Ue. Ma, a conti fatti, non dovranno più fornire spiegazioni sulla loro scelta, in qualche modo legate alla tutela della salute o a eventuali rischi per l'ambiente. Di conseguenza, l'emendamento avanzato da Bruxelles darà agli stati nazionali competenza esclusiva nel decidere sulle coltivazioni di transgenico. E una volta in vigore, il principio di divieto nazionale sarà applicabile a tutti gli ogm, anche a quelli già autorizzati per la coltivazione dall'Unione europea. Il tutto a norma della riformulata direttiva 2001/18/CE o del regolamento (CE) n. 1829/2003. Un limite invalicabile però rimane: gli stati membri nulla potranno contro l'importazione e la commercializzazione di sementi geneticamente modificate, autorizzate nell'Unione europea. Infatti l'emendamento di Bruxelles lascia invariato il sistema europeo di autorizzazioni del transgenico. Che, anzi, sarà mantenuto e migliorato, restando sempre ancorato alla valutazione scientifica dei rischi sanitari e ambientali; sia che riguardino le colture gm o gm free, sia che interessino alimenti e mangimi geneticamente modificati. A riguardo, il commissario europeo alla salute e alla politica dei consumatori, John Dalli, protagonista nello stilare la proposta di rinazionalizzazione della politica ogm, ha annunciato «nuove azioni in arrivo entro fine anno». Il pacchetto approvato ieri dalla commissione, comunque, non finisce qui: le misure licenziate da Bruxelles, infatti, poggiano su tre pilastri. Se il primo è la proposta di regolamento che modifica la legislazione sugli ogm, il secondo pilastro è una vera e propria raccomandazione in fatto di coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche, destinata a sostituire quella esistente (2003/226/CE). Con essa, Bruxelles consente più flessibilità agli stati membri nell'elaborazione delle loro linee guida, in relazione al territorio e alle specifiche condizioni regionali e nazionali. In pratica, in base all'articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE, gli stati membri potranno stabilire aree gm-free e limitare il contenuto di transgenico in alimenti e mangimi tradizionali a livelli anche inferiori alla soglia di etichettatura dello 0,9%. Per scansare ogni rischio di presenza involontaria di tracce gm in colture convenzionali e biologiche. Infine, il terzo pilastro consiste in una comunicazione di carattere generale, di orientamento sul futuro degli ogm in Europa, che si concentra, proprio, sul tema della libertà per i paesi membri di decidere in ordine alla loro coltivazione.
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