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Incidenti stradali, il Cid fa prova

del 14/07/2010
di: di Debora Alberici
Incidenti stradali, il Cid fa prova
Il modulo Cid per la constatazione amichevole dei danni può essere usato direttamente dal danneggiato come prova contro l'assicurazione dell'automobilista che ha provocato l'incidente.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16376 del 13 luglio 2010, ha accolto il ricorso di una coppia di Santa Maria Capua Vetere, nel Casertano, che chiedeva di estendere all'assicurazione la condanna pronunciata dalla Corte d'appello nei confronti dell'automobilista che aveva provocato l'incidente.

In particolare la terza sezione civile ha accolto il ricorso dei danneggiati invitando i giudici di merito a riconsiderare il caso alla luce del principio secondo cui «nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell'assicuratore della responsabilità civile da circolazione stradale, le dichiarazioni confessorie rese dal responsabile del danno, proprietario del veicolo assicurato, chiamato in causa quale litisconsorte necessario, non possono dar luogo a un differenziato giudizio di responsabilità, con riferimento al rapporto tra responsabile e danneggiato, da un lato, e a quello tra danneggiato ed assicuratore dall'altro. Esse, liberamente apprezzate dal giudice, devono essere oggetto di una valutazione unitaria nei confronti di tutti e ciascuno dei litisconsorti».

Nell'affermare questo principio il Collegio ne ha ribadito un altro rafforzando la tesi della responsabilità quasi «automatica» di chi tampona. «L'avvenuta collisione di un veicolo con quello che lo precede», si legge nel passaggio che chiude la sentenza, «pone a carico del conducente una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'art. 2054, comma secondo, cod. civ., egli resta gravato dall'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili».

Il caso in un comune nel Napoletano. Un auto con a bordo una coppia e il loro figlio era stata tamponata, riportando alcuni danni. L'automobilista che aveva provocato l'incidente aveva firmato il Cid assumendosi la responsabilità del sinistro. A questo punto la coppia aveva fatto causa al danneggiante e all'assicuratore per ottenere il risarcimento. Poi il ricorso in Cassazione per far estendere la condanna anche all'assicuratore usando come prova il Cid.

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