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Bikkembergs deve 111 mln, lo dicono i giudici di Pesaro

del 13/07/2010
di: La Redazione
Bikkembergs deve 111 mln, lo dicono i giudici di Pesaro
Ammonta a 111 milioni di euro la maxievasione fiscale contestata allo stilista belga Dirk Bikkembergs, il re dell'abbigliamento sportivo che da tempo ha spostato la produzione a Fossombrone, in provincia di Pesaro. Nell'agosto 2008 il gruppo era incappato in una verifica globale della guardia di finanza, e le sue società erano finite al centro di un'indagine della procura di Urbino. Ora, la Commissione tributaria provinciale pesarese ha respinto tutti i ricorsi del gruppo, con 14 sentenze favorevoli alle conclusioni dell'Agenzia delle entrate. Al centro della vicenda, la 22 srl di Fossombrone e una società lussemburghese del gruppo, la Iff sarl, destinatarie di altrettanti avvisi di accertamento per gli anni dal 2002 al 2006. Secondo gli ispettori del fisco, il raggiro consisteva nello spostamento fittizio di ricavi dall'Italia al Lussemburgo, paese con un regime fiscale più favorevole del nostro. Attraverso la società italiana venivano acquistati prodotti finiti da soggetti terzi, poi rivenduti a una società del gruppo residente in un altro paese dell'Ue. In base al regime delle operazioni intracomunitarie, queste cessioni non venivano assoggettate all'Iva: la 22 srl poteva così beneficiare di un notevole credito di imposta, generato dall'acquisto dei prodotti finiti. Gli stessi beni venivano poi rivenduti dalla società residente nella Ue. I ricavi, sottoposti a una tassazione sensibilmente inferiore a quella italiana, venivano ulteriormente diminuiti del costo relativo alle royalties corrisposte per l'utilizzo del marchio. I legali dello stilista avevano impugnato gli avvisi di accertamento, sostenendo che la Iff è una società straniera a tutti gli effetti, senza alcuna stabile organizzazione in Italia, e che la 22 srl è esclusivamente società di produzione. Ma la Ctp, fanno sapere le Entrate, pur senza mai citare il gruppo Bikkembergs, «ha riconosciuto la correttezza dell'operato dell'Agenzia delle entrate e respinto tutti i ricorsi presentati dalle due società, condannandole a rifondere le spese di lite per circa 44 mila euro».

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