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Forex, tassate le operazioni web

del 13/07/2010
di: di Giuseppe Di Vittorio
Forex, tassate le operazioni web
Sulle plusvalenze in cambi si paga il 12,5% ma le minusvalenze non sono deducibili. Soggette a tassazione, poi, solo le operazioni via web e quelle che durano più giorni. Questo il quadro delineato dalla risoluzione dell'Agenzia delle entrate numero 67 del 6 luglio 2010 relativa alla tassazione dei proventi derivanti dalla negoziazione in cambi. Qualche incongruenza, rilevata dagli operatori del settore. «È un intervento un po' frettoloso frutto di una risposta a un interpello, meglio sarebbe stato un confronto con gli intermediari attivi nel settore prima di un pronunciamento», spiega l'avvocato Marco Graziani dello studio Legance. Utile, secondo altri intermediari, poteva essere ad esempio un parere della Consob e di Banca d'Italia in merito.

La minus non fa testo. L'Agenzia ha assoggettato le plusvalenze dall'attività di negoziazione in cambi alla tassazione del 12,50%. Le minusvalenze non sono invece deducibili. È qui scatta la prima anomalia. Per quale motivo le plusvalenze concorrono alla base imponibile e le minusvalenze non possono essere portate in deduzione? Sotto il profilo formale il meccanismo scatta perché l'Amministrazione ha assoggettato questo genere di proventi alla fattispecie prevista all'art. 67 lettera c-quinquies. La norma considera gli utili in cambi come plusvalenze realizzate mediante rapporti a contenuto finanziario i cui risultati sono legati a un evento aleatorio. Una norma, come si dice in gergo tecnico, di chiusura, che tende a comprendere comportamenti che altrimenti eluderebbero le imposte. La norma considera gli utili in cambi come plusvalenze realizzate mediante rapporti a contenuto finanziario i cui risultati sono legati a un evento aleatorio. Una norma come si dice in gergo tecnico di chiusura, che tende a comprendere comportamenti che altrimenti eluderebbero le imposte. «Questo è il punto più discutibile della risoluzione», spiega l'avvocato Graziani, «meglio sarebbe stato assimilare i contratti sul forex ai derivati, in questo modo le minusvalenze sarebbero deducibili». Sul punto anche gli operatori finanziari sono concordi.

La notte porta le tasse. La seconda anomalia è relativa alla disparità di trattamento fra soggetti pur essendo analogo il provento da assoggettare all'imposta (si veda tabella). La risoluzione sembra assoggettare a tassazione solamente le operazione che durano più giorni, non quelle che si aprono e chiudono in giornata. Sul punto non è però d'accordo Graziani. «È vero, la risoluzione non lo indica esplicitamente ma lo spirito della norma di assoggettare a imposta un certo tipo di proventi è chiaro. Del resto la risoluzione considera la chiusura giornaliera nell'ambito del contratto rolling come una chiusura qualsiasi del contratto».

Change free. La terza anomalia è ancora una disparità di trattamento. Questa volta la differenza è fra un soggetto che compra e vende valuta in un cambio in aeroporto, alla stazione, nel centro di una città turistica e un investitore che fa la stessa operazione online. Anche in questo caso può essere utile un esempio. Il soggetto A compra 3.000 dollari in uno sportello cambi nel centro di Milano, il mese dopo riconverte i dollari comprando euro è realizza un guadagno di 50 euro. Il soggetto B fa la stessa operazione online con un broker specializzato in trading sui cambi e realizza lo stesso utile. Il primo paga zero di tasse, il secondo viene assoggettato all'imposta del 12,50%.

Nella risoluzione la differenza potrebbe essere spiegata dal fatto che il soggetto B non prende mai materialmente in mano la valuta perché l'operazione è online.

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