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Contenzioso vecchio stile

del 10/07/2010
di: di Pamela Giufrè
      Contenzioso vecchio stile
Riscossioni, si torni alla sospensione degli atti di recupero fino a tutto il primo grado di giudizio. La Lapet chiede la cancellazione del comma 9 dell'articolo 38 della Manovra finanziaria. Cancellazione prevista nel pacchetto degli emendamenti presentati mercoledì 7 luglio 2010 dal relatore del provvedimento, il senatore Antonio Azzollini, ma di cui non si avrà certezza fino alla votazione in aula, per ora fissata per il prossimo 15 luglio 2010. Contro la previsione, contenuta nel suddetto articolo, di ridurre a 150 giorni la durata massima della sospensione giudiziale degli atti di recupero dei crediti tributari e previdenziali, i tributaristi dell'associazione presieduta da Roberto Falcone si erano già schierati dallo scorso 5 giugno 2010 (si veda ItaliaOggi).

«La sospensione degli effetti esecutivi dell'atto di accertamento», ribadisce il presidente Falcone, «deve continuare ad avere efficacia fino alla sentenza della commissione tributaria provinciale, senza limiti di tempo».

Questa per la Lapet è e resta la soluzione più «garantista» nei confronti del contribuente anche in relazione al periodo di ristrettezze economiche che tutti stanno attraversando: «Non possiamo dimenticare», insistono i tributaristi, «che siamo nel pieno di una crisi senza precedenti, e che non si possono in alcun modo penalizzare ulteriormente le imprese nazionali».

Nell'attuale sistema di accertamento e riscossione delle imposte, dal primo richiamo dell'Agenzia delle entrate fino alla riscossione coattiva, il procedimento si svolge in un tempo medio di 734 giorni che anche alla Lapet appare eccessivamente lungo, ma perlomeno consente di appurare l'effettiva debenza del carico tributario considerati i tempi della fissazione delle sentenze. Per questa ragione i tributaristi della Lapet hanno anche respinto la proposta iniziale del senatore Azzollini di raddoppiare a 300 giorni la durata della sospensiva.

«Anche questo limite», dichiara il presidente dell'associazione, «è troppo ristretto sempre in relazione ai tempi della giustizia, con i quali devono fare necessariamente i conti i contribuenti che fanno ricorso contro presunte richieste di pagamento d'imposte rischiando di dover pagare e richiedere poi la restituzione delle somme non dovute con i ritardi e le lungaggini soliti della pubblica amministrazione».

Un pericolo che per la Lapet diventa concreto dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt), Daniela Gobbi, contraria all'accelerazione dei tempi di riscossione che non solo non risolve il problema dell'immediatezza dei giudizi, ma rischia anche un incremento dei ricorsi, delle istanze cautelari e delle richieste di invio alla Corte costituzionale.

A tal proposito Falcone ritiene opportuno che «nel maxiemendamento debba essere eliminata qualsiasi scadenza in attesa della sentenza di primo grado o, tutt'al più, ragionando nell'ottica di velocizzare i tempi della riscossione, che si fissi un limite più adeguato ai tempi della giustizia, per la quale», conclude il presidente della Lapet, «servono più personale e strutture idonee. Solo così potranno contemperarsi le esigenze di efficienza dell'Amministrazione finanziaria col diritto di difesa del contribuente sancito dalla nostra Costituzione».

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