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Stress da lavoro sotto osservazione

del 06/07/2010
di: di Massimo Servadio e Priscilla Dusi*
Stress da lavoro sotto osservazione
Il fenomeno del disagio lavorativo è in costante aumento (tra il 50 e il 60% delle giornate lavorative perse in un anno è correlato allo stress lavorativo) e sembra destinato crescere ancora. La rilevanza del rischio stress lavoro-correlato nasce non solo per le possibili conseguenze che questo rischio potrebbe avere in modo diretto sulla salute dei lavoratori (patologie di tipo fisico, psichico, psicofisiologico ecc.), ma anche dal fatto che esso agisce come modulatore dei rischi tradizionali (chimici, fisici ecc.) aggravandone gli effetti.

Tra le aree di variabili che rendono emergenti i rischi psicosociali ricordiamo:

1) utilizzo di nuove forme di contratto di lavoro (contratti precari) e l'incertezza e l'insicurezza del lavoro (scarsità di lavoro);

2) forza lavoro sempre più anziana (poco flessibile e poco adattabile ai cambiamenti). Alti carichi di lavoro (pressione da parte del management);

3) mercato del lavoro in costante cambiamento;

4) interferenze e squilibrio tra lavoro e vita privata.

Non solo, anche le differenze individuali di genere, di età, di estrazione culturale e di tipologia contrattuale possono ricoprire un ruolo rilevante nella determinazione degli effetti di tali rischi.

Dal punto di vista metodologico, in assenza a oggi delle indicazioni operative della Commissione consultiva della prevenzione (art. 6 del dlgs 81/08), si assiste a un proliferare di diverse proposte metodologiche, tra le ultime in ordine cronologico la guida operativa del Coordinamento tecnico interregionale della prevenzione nei luoghi di lavoro e la proposta metodologica dell'Ispesl, entrambe di marzo 2010.

Le proposte sopra citate hanno ribadito come la valutazione del rischio da stress lavoro correlato sia a tutti gli effetti un processo articolato da implementare in azienda, composto da precisi step, non unicamente la definizione asettica di un «giudizio di livello di rischio».

La valutazione del rischio deve essere effettuata in tutte le aziende, seppur a livelli differenti, con diversi gradi di approfondimento. È cruciale condurre la valutazione in modo da riuscire a collocare con precisione nel ciclo lavorativo le eventuali criticità riscontrate, così da ricavarne indicazioni su dove concentrare gli interventi di prevenzione (mappa aziendale di rischio). Nelle aziende a maggiore complessità organizzativa è opportuno condurre la valutazione non considerando l'azienda nella sua interezza, ma analizzando i dati per ripartizione organizzativa o gruppo omogeneo. L'omogeneità è da intendere rispetto al soggetto da cui dipende l'organizzazione del lavoro (una struttura che fa capo a una figura dirigenziale) sono da evitare ripartizioni/accorpamenti generici per mansione, categoria professionale ecc.

La particolare natura del rischio stress lavoro-correlato richiede, secondo le linee guida vigenti, che la sua gestione comprenda:

- le azioni informative e comunicative, finalizzate ad accrescere la consapevolezza e la comprensione della tematica «stress» e a creare un terreno favorevole all'attuazione dell'intervento;

- l'analisi documentale, orientata alla raccolta di informazioni inerenti l'organizzazione del lavoro; il sistema di gestione aziendale del rischio e di indicatori aziendali riconducibili a una situazione potenzialmente stressogena;

- le azioni formative, rivolte a tutte le figure interne coinvolte nella promozione/gestione della sicurezza in azienda;

- la valutazione del rischio e la sua gestione, in termini di azioni migliorative e correttive;

- la stesura del documento di valutazione del rischio stress lavoro-correlato.

La valutazione del rischio, in particolare, si vede composta di due momenti: una prima valutazione orientata all'analisi degli indicatori oggettivi di stress, al fine di «fotografare» la realtà organizzativa e identificare gruppi omogenei di lavoratori in merito ai fattori di rischio organizzativo (tramite l'utilizzo di diverse tecniche: osservazione diretta con report, check-list, job analysis), step obbligatorio per tutte le aziende di qualsiasi dimensione settore; e una seconda fase, detta «di approfondimento» o «soggettiva», avente l'obiettivo di raccogliere, attraverso il coinvolgimento diretto dei lavoratori, la percezione soggettiva collettiva dell'organizzazione del lavoro rilevata tramite diversi metodi di indagine (questionari, focus group, interviste semistrutturate), step di approfondimento obbligatorio solo per le aziende con più di dieci lavoratori il cui esito dello step 1 di valutazione ha riportato un giudizio di rischio non basso.

In caso di rischio non basso andranno adottati interventi correttivi su diversi piani: a) soluzioni di prevenzione collettiva che intervengono sull'organizzazione; b) soluzioni di interfaccia con i gruppi di lavoratori; c) soluzioni individuali.

Il processo di valutazione del rischio dovrà prevedere in ogni caso un piano di monitoraggio (concordato con la partecipazione dei lavoratori e rls) che dovrà contenere l'indicazione della tempistica di rivalutazione del rischio e il monitoraggio secondo tempi definiti dell'efficacia degli interventi di prevenzione e protezione effettuati, là dove previsti.

Tutte le fasi sopra descritte hanno come obiettivo finale la stesura del documento di valutazione del rischio stress lavoro-correlato che deve attestare:

Le azioni di sensibilizzazione e informazione effettuate, i soggetti coinvolti, gli strumenti utilizzati; l'analisi documentale rispetto all'organizzazione del lavoro, alla gestione del sistema di sicurezza e tutela della salute e ai flussi informativi inerenti gli indicatori aziendali di stress lavoro-correlato; le azioni formative intraprese per le varie figure interne (strumenti adottati e durata delle iniziative); il processo valutativo effettuato, gli strumenti di indagine utilizzati (oggettivi/soggettivi), il report di analisi dei dati con il livello di rischio per aree/gruppi omogenei; il programma delle misure di prevenzione/protezione collettiva e individuale da attivare con la tempistica di intervento e il ruolo dei soggetti aziendali che vi devono provvedere; l'eventuale sorveglianza sanitaria mirata ai gruppi a rischio, implementata nel piano sanitario esistente, compresi i programmi di promozione della salute su base volontaria; il piano di monitoraggio/follow-up con relativa tempistica.

Il fine della valutazione del rischio stress lavoro-correlato è la definizione degli interventi migliorativi sull'organizzazione del lavoro e non la stima parametrica del rischio. La valutazione del rischio stress lavoro correlato rappresenta un processo partecipativo generativo articolato; non è un'azione situata nel tempo e nello spazio fine a se stessa e alla risoluzione dell'adempimento legislativo.

Il pericolo potenziale esiste sempre (a differenza di altri fattori di rischio), pertanto la valutazione del rischio deve essere fatta in tutte le aziende (nessun luogo di lavoro può essere aprioristicamente definito a rischio in base alla tipologia produttiva). Il processo di valutazione e gestione del rischio deve essere promosso dal datore di lavoro e dal top management e accompagnato da coerenti azioni di contesto (adozione di codici di condotta, di accordi di clima).

Gli strumenti di valutazione devono essere utilizzabili e gestibili dai soggetti aziendali (con eventuale adeguamento delle competenze o appoggio verso consulenti esterni). In caso di intervento di consulenti esterni la centralità degli attori interni deve essere comunque sempre garantita.

A oggi in alcune aziende di nostra conoscenza si è assistito in diversi casi a valutazioni esclusivamente basate sul rilevamento della percezione dei lavoratori tramite questionari o tramite strumenti di indagine qualitativa quali focus groups o interviste con i testimoni privilegiati (quali il medico competente, il responsabile del servizio prevenzione e protezione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il responsabile delle risorse umane), in altri casi ad analisi squisitamente ed esclusivamente basate sul rilevamento degli indicatori oggettivi, in altri casi, a nessun tipo di valutazione.

Oggi abbiamo indicazioni più chiare per realizzare in azienda un processo di gestione del rischio stress lavoro correlato più articolato caratterizzato da maggiore professionalità e competenze. Ma ricordiamoci: il focus analitico è l'organizzazione come generatrice di rischio: in particolare «quegli aspetti di progettazione del lavoro e di organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali, che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici».

* psicologi del lavoro, gruppo studio Aifos

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